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Documenti, 1/2023, 01/01/2023, pag. 5

Conversione, vigilanza e misericordia

Discorso alla curia romana in occasione della presentazione degli auguri natalizi

Francesco

Il discorso che papa Francesco ha rivolto alla curia romana il 22 dicembre per lo scambio degli auguri natalizi, ormai il decimo in questo pontificato, non è stato caratterizzato dalla severità di molti dei precedenti, dal «catalogo» delle «malattie curiali» nel 2014, alla denuncia delle resistenze alla riforma della curia nel 2016, o del comportamento dei «traditori di fiducia o degli approfittatori della maternità della Chiesa», o della piaga degli abusi nel 2018. Si tratta invece di una meditazione spirituale sul tema della conversione, sottolineando che «l’attuale riflessione sulla sinodalità della Chiesa nasce proprio dalla convinzione che il percorso di comprensione del messaggio di Cristo non ha fine e ci provoca continuamente». Non si fa cenno alla costituzione apostolica Praedicate Evangelium (Regno-doc. 7,2022,193), con cui Francesco quest’anno ha riformato la curia romana. Ricordando invece che la pace nasce prima di tutto dal cuore di ciascuno, il papa afferma: «La misericordia è accettare che l’altro possa avere anche i suoi limiti. Anche in questo caso è giusto ammettere che persone e istituzioni, proprio perché sono umane, sono anche limitate. Una Chiesa pura per i puri è solo la riproposizione dell’eresia catara. Se così non fosse, il Vangelo, e la Bibbia in generale, non ci avrebbero raccontato limiti e difetti di molti che oggi noi riconosciamo come santi».

 

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Francesco Pistoia

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Francesco

La più grande lezione che il COVID-19 ci lascia in eredità «è la consapevolezza che abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri, che il nostro tesoro più grande, seppure anche più fragile, è la fratellanza umana, fondata sulla comune figliolanza divina». Così papa Francesco, al n. 3 del messaggio Nessuno può salvarsi da solo. Ripartire dal COVID-19 per tracciare insieme sentieri di pace per la 56a Giornata mondiale della pace, ne sintetizza il punto focale, prima di soffermarsi, al n. 4, sull’«ulteriore guerra» in Ucraina, che «miete vittime innocenti e diffonde incertezza… in modo diffuso e indiscriminato per tutti». Presentando il Messaggio lo scorso 16 dicembre in Vaticano, suor Alessandra Smerilli, segretaria del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, ha sottolineato in che modo la Santa Sede ha tradotto in azioni concrete la linea indicata dal papa, costituendo prima la Commissione vaticana per il COVID-19, che «ha lavorato in ascolto e dialogo diretto con le Chiese e le realtà locali di ogni continente» e che è in procinto di chiudere i suoi lavori, e poi il Gruppo di lavoro «Catholic Response for Ucraine», come «spazio di dialogo strutturato e coordinamento tra i tanti attori cattolici che si stanno prodigando per assistere la popolazione ucraina nei bisogni più impellenti».

 

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