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Dire a Mosca che la guerra con l’Ucraina deve finire non può essere interpretato come un atteggiamento filorusso. Non è neppure una posizione neutralista, che di fatto fa il gioco del più forte in campo.
In termini di numero di partecipanti, quella organizzata a Roma dal 16 al 19 giugno scorso dall’Interdisciplinary Studies on Human Dignity and Care (IADC), l’Istituto di Antropologia che si occupa di safeguarding all’interno della Pontificia università gregoriana, è stata una delle più partecipate conferenze internazionali su questo tema (bit.ly/4daqdav). Il titolo «One Commitment, Many Contexts. Safeguarding across Cultures» ha evidentemente attirato l’attenzione di molte persone coinvolte e interessate all’ambito del safeguarding.
Il processo sinodale proclamato da papa Francesco è iniziato con l’obiettivo d’insegnare alla Chiesa intera la pratica del cammino comune, dell’ascolto e del discernimento. Il Terzo mondo ha risposto all’appello in modo attivo e dinamico. L’accoglienza nell’Europa centro-orientale, invece, è stata sorprendentemente titubante. Nelle dichiarazioni dei vescovi della regione ricorre sempre lo stesso atteggiamento: la distinzione tra sinodalità e ciò che viene definito «parlamentarismo ecclesiastico».
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