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Documenti, 1/2017, 01/01/2017, pag. 1

La nonviolenza: stile di una politica per la pace

Messaggio per la celebrazione della 50° Giornata mondiale della pace

Francesco

«Che siano la carità e la nonviolenza a guidare il modo in cui ci trattiamo gli uni gli altri nei rapporti interpersonali, in quelli sociali e in quelli internazionali». È la nonviolenza a costituire il cuore del messaggio che papa Francesco ha firmato in occasione della 50a Giornata mondiale della pace, celebrata come da tradizione il 1° gennaio di ogni anno. In un mondo frantumato e a pezzi, afferma il papa, dobbiamo essere capaci di seguire lo stile cristiano mostrato da Gesù, che «insegnò che il vero campo di battaglia, in cui si affrontano la violenza e la pace, è il cuore umano». Uno stile, quello della nonviolenza, capace di raggiungere risultati impressionanti, come testimoniano tante esperienze del secolo appena trascorso. Ma se l’origine da cui scaturisce la violenza è il cuore degli uomini, «allora è fondamentale percorrere il sentiero della nonviolenza in primo luogo all’interno della famiglia… La famiglia è l’indispensabile crogiolo attraverso il quale coniugi, genitori e figli, fratelli e sorelle imparano a comunicare e a prendersi cura gli uni degli altri in modo disinteressato, e dove gli attriti o addirittura i conflitti devono essere superati non con la forza, ma con il dialogo, il rispetto, la ricerca del bene dell’altro, la misericordia e il perdono».

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Messaggio per la celebrazione della 56° Giornata mondiale della pace

Francesco

La più grande lezione che il COVID-19 ci lascia in eredità «è la consapevolezza che abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri, che il nostro tesoro più grande, seppure anche più fragile, è la fratellanza umana, fondata sulla comune figliolanza divina». Così papa Francesco, al n. 3 del messaggio Nessuno può salvarsi da solo. Ripartire dal COVID-19 per tracciare insieme sentieri di pace per la 56a Giornata mondiale della pace, ne sintetizza il punto focale, prima di soffermarsi, al n. 4, sull’«ulteriore guerra» in Ucraina, che «miete vittime innocenti e diffonde incertezza… in modo diffuso e indiscriminato per tutti». Presentando il Messaggio lo scorso 16 dicembre in Vaticano, suor Alessandra Smerilli, segretaria del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, ha sottolineato in che modo la Santa Sede ha tradotto in azioni concrete la linea indicata dal papa, costituendo prima la Commissione vaticana per il COVID-19, che «ha lavorato in ascolto e dialogo diretto con le Chiese e le realtà locali di ogni continente» e che è in procinto di chiudere i suoi lavori, e poi il Gruppo di lavoro «Catholic Response for Ucraine», come «spazio di dialogo strutturato e coordinamento tra i tanti attori cattolici che si stanno prodigando per assistere la popolazione ucraina nei bisogni più impellenti».

 

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