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Documenti, 17/2016, 01/10/2016, pag. 521

Proseguire il cammino di pace e di sviluppo

Viaggio apostolico in Georgia e Azerbaigian

Francesco

«Dio, e la storia stessa, ci domanderanno se ci siamo spesi oggi per la pace; già ce lo chiedono in modo accorato le giovani generazioni, che sognano un futuro diverso». Il viaggio apostolico compiuto dal papa dal 30 settembre al 2 ottobre in Georgia e Azerbaigian, due paesi della conflittuale regione caucasica, ricambia le visite dei rispettivi presidenti ricevuti in Vaticano nel marzo (Ilham Aliyev, Azerbaigian) e nell’aprile 2015 (Giorgi Margvelashvili, Georgia). È stata l’occasione per la Santa Sede per consolidare i rapporti sia con le autorità politiche, sia con le Chiese ortodosse, sia con le altre comunità religiose, in particolare musulmane, e per contribuire alla pacificazione di un’area cruciale per tutto il Caucaso e per l’intero quadrante geopolitico eurasiatico. Con un ulteriore appello contro la giustificazione religiosa della violenza: «Perché Dio non può essere invocato per interessi di parte e per fini egoistici, non può giustificare alcuna forma di fondamentalismo, imperialismo o colonialismo. Ancora una volta, da questo luogo così significativo, sale il grido accorato: mai più violenza in nome di Dio! Che il suo santo nome sia adorato, non profanato e mercanteggiato dagli odi e dalle contrapposizioni umane».

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Attualità, 2023-2

R. Bizzocchi, Romanzo popolare

Come i Promessi sposi hanno fatto l’Italia

Francesco Pistoia

Su I promessi sposi, il romanzo che «è nella coscienza degli italiani», e su tutte le opere del Manzoni, molto hanno scritto specialisti e critici. Bizzocchi, docente all’Università di Pisa, assume invece il punto di vista di un «lettore appassionato che di mestiere non fa l’italianista ma lo storico». E così nel suo discorso si coglie sin dal primo capitolo, «Latinorum», un modo nuovo di leggere il grande scrittore lombardo.

 

Documenti, 2023-1

Nessuno può salvarsi da solo

Messaggio per la celebrazione della 56° Giornata mondiale della pace

Francesco

La più grande lezione che il COVID-19 ci lascia in eredità «è la consapevolezza che abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri, che il nostro tesoro più grande, seppure anche più fragile, è la fratellanza umana, fondata sulla comune figliolanza divina». Così papa Francesco, al n. 3 del messaggio Nessuno può salvarsi da solo. Ripartire dal COVID-19 per tracciare insieme sentieri di pace per la 56a Giornata mondiale della pace, ne sintetizza il punto focale, prima di soffermarsi, al n. 4, sull’«ulteriore guerra» in Ucraina, che «miete vittime innocenti e diffonde incertezza… in modo diffuso e indiscriminato per tutti». Presentando il Messaggio lo scorso 16 dicembre in Vaticano, suor Alessandra Smerilli, segretaria del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, ha sottolineato in che modo la Santa Sede ha tradotto in azioni concrete la linea indicata dal papa, costituendo prima la Commissione vaticana per il COVID-19, che «ha lavorato in ascolto e dialogo diretto con le Chiese e le realtà locali di ogni continente» e che è in procinto di chiudere i suoi lavori, e poi il Gruppo di lavoro «Catholic Response for Ucraine», come «spazio di dialogo strutturato e coordinamento tra i tanti attori cattolici che si stanno prodigando per assistere la popolazione ucraina nei bisogni più impellenti».

 

Documenti, 2023-1

Il papa al popolo ucraino: il vostro dolore è il mio

Francesco

Il 24 novembre, a nove mesi dall’invasione russa dell’Ucraina il 24 febbraio 2022, papa Francesco ha firmato una Lettera al popolo ucraino a nove mesi dallo scoppio della guerra (L’Osservatore romano 25.11.2022, 1).