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Documenti, 13/2015

Misericordiae vultus

Bolla d'indizione del Giubileo straordinario della misericordia (11.4.2015)

Francesco
«Fratelli e sorelle, il volto di Dio è quello di un padre misericordioso, che sempre ha pazienza! Avete pensato voi alla pazienza di Dio, la pazienza che lui ha con ciascuno di noi? Quella è la sua misericordia. Sempre ha pazienza: ha pazienza con noi, ci comprende, ci attende, non si stanca di perdonarci se sappiamo tornare a lui con il cuore contrito». Era il 17 marzo 2013, pochi giorni dopo la sua elezione, e papa Francesco dedicava il suo primo Angelus alla misericordia divina, tema che sarebbe diventato un pilastro del suo pontificato. «Il problema è che noi ci stanchiamo di chiedere perdono! Lui, mai si stanca di perdonare», disse ancora, ricordando che la misericordia di Dio «cambia il mondo». Questo magistero, insistentemente ribadito, trova condensazione nell’iniziativa dell’Anno santo straordinario, o Giubileo della misericordia. Pubblichiamo la bolla di indizione, Misericordiae vultus, letta e consegnata da Francesco lo scorso 11 aprile, nella Basilica vaticana, durante i primi Vespri della festa della Divina misericordia.

Perché oggi un Giubileo della misericordia?

Omelia alla consegna della bolla d'indizione del Giubileo della misericordia

Francesco
Sabato 11 aprile, nella Basilica di San Pietro, papa Francesco ha presieduto i primi Vespri della II Domenica di Pasqua, o della Divina misericordia, in occasione della consegna e della lettura della bolla d’indizione del Giubileo straordinario della misericordia. Pubblichiamo il testo dell’omelia che il papa ha pronunciato nel corso della recita dei Vespri (www.vatican.va).

Globalizzazione della solidarietà

Messaggio al VII Vertice delle Americhe, Panama, 10-11 aprile 2015

Francesco
«Cuba non è una minaccia per gli Stati Uniti». Mai, in oltre 50 anni, si erano visti un presidente degli Stati Uniti e un presidente cubano seduti uno accanto all’altro per un faccia a faccia. È accaduto a Panama, a margine del VII Vertice delle Americhe, tenutosi lo scorso 10-11 aprile e intitolato «Prosperità con equità: la sfida della cooperazione nelle Americhe». In quella sede, la storica stretta di mano tra Barack Obama e Raul Castro è stato un ulteriore segnale della svolta in corso nelle relazioni tra gli Stati Uniti e Cuba nella quale, per ammissione degli stessi protagonisti, lo scorso dicembre, ha avuto un ruolo fondamentale la mediazione di papa Francesco e della diplomazia vaticana. In occasione del Vertice, il pontefice non ha voluto far mancare un suo messaggio al presidente di Panama, Juan Carlos Varela Rodríguez, e «a tutti i capi di stato e di governo, così come a tutte le delegazioni partecipanti», nel quale – ribadendo la denuncia di un sistema economico-finanziario che «è ingiusto nelle sue radici e attenta alla dignità delle persone» – si augura che possano crescere forme di collaborazione nazionali o regionali «che affrontino con realismo i problemi e trasmettano speranza».

La sana stanchezza del prete

Omelia nella messa del Crisma (2.4.2015)

Francesco
Nell’omelia della messa crismale, lo scorso Giovedì santo (2.4.2015), il vescovo di Roma – papa Francesco – ha rivolto ai suoi preti alcune considerazioni sulla fatica e sulla stanchezza che il ministero, ricco di impegni che «muovono e commuovono» il cuore, comporta. «La stanchezza dei sacerdoti! Sapete quante volte penso alla stanchezza di tutti voi? Ci penso molto e prego di frequente, specialmente quando a essere stanco sono io», ha detto loro, esortandoli però a evitare la tentazione «di riposare in un modo qualunque, come se il riposo non fosse una cosa di Dio». Imparare a riposare, ma anche a riconoscere la stanchezza. C’è infatti «una stanchezza sana», ha ricordato papa Bergoglio, «quella del sacerdote con l’odore delle pecore..., ma con il sorriso di un papà»; e una stanchezza «cattiva», autoreferenziale, che è un «civettare con la mondanità spirituale».

Sono i nostri martiri di oggi!

Francesco
Una Pasqua insanguinata, lo scorso giovedì 2 aprile, dalla strage di 147 studenti cristiani al campus universitario di Garissa, in Kenya. Il giorno seguente, Venerdì santo, al termine della Via crucis al Colosseo, papa Francesco ha ricordato i tanti cristiani ancora «perseguitati, decapitati e crocifissi» per la loro fede, di fronte all’indifferenza e al «silenzio complice» della comunità internazionale. Riportiamo di seguito le sue parole (www.vatican.va).