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Documenti, 5/2014

In una Chiesa, non in una corte. Allocuzione al Concistoro, saluto del card. Parolin, omelia

Francesco
«La Chiesa ha bisogno di voi, della vostra collaborazione e prima ancora della vostra comunione con me e tra di voi». Così papa Francesco nella sua allocuzione, lo scorso 22 febbraio, in occasione del Concistoro ordinario pubblico per la creazione di 19 nuovi cardinali, i primi del suo pontificato. La «santità di un cardinale», ha detto nell’omelia del giorno seguente, consiste in un «supplemento di oblatività gratuita. Pertanto, amiamo coloro che ci sono ostili; benediciamo chi sparla di noi; (…) non aspiriamo a farci valere, ma opponiamo la mitezza alla prepotenza; dimentichiamo le umiliazioni subite». La stessa omelia si è conclusa con un’affermazione che ha trovato ampia eco sui media: «Il cardinale entra nella Chiesa di Roma, fratelli, non entra in una corte. Evitiamo tutti e aiutiamoci a vicenda a evitare abitudini e comportamenti di corte: intrighi, chiacchiere, cordate, favoritismi, preferenze». Il Concistoro si è segnalato anche per la presenza, accanto ai cardinali, del papa emerito Benedetto XVI, che ha inoltre confermato – in una lettera a un noto quotidiano – l’indiscutibile validità della sua storica rinuncia (cf. riquadro a p. 132).

Camminare con Gesù. Alla creazione dei nuovi cardinali

Francesco
«La Chiesa ha bisogno di voi, della vostra collaborazione e prima ancora della vostra comunione con me e tra di voi». Così papa Francesco nella sua allocuzione, lo scorso 22 febbraio, in occasione del Concistoro ordinario pubblico per la creazione di 19 nuovi cardinali, i primi del suo pontificato. La «santità di un cardinale», ha detto nell’omelia del giorno seguente, consiste in un «supplemento di oblatività gratuita. Pertanto, amiamo coloro che ci sono ostili; benediciamo chi sparla di noi; (…) non aspiriamo a farci valere, ma opponiamo la mitezza alla prepotenza; dimentichiamo le umiliazioni subite». La stessa omelia si è conclusa con un’affermazione che ha trovato ampia eco sui media: «Il cardinale entra nella Chiesa di Roma, fratelli, non entra in una corte. Evitiamo tutti e aiutiamoci a vicenda a evitare abitudini e comportamenti di corte: intrighi, chiacchiere, cordate, favoritismi, preferenze». Il Concistoro si è segnalato anche per la presenza, accanto ai cardinali, del papa emerito Benedetto XVI, che ha inoltre confermato – in una lettera a un noto quotidiano – l’indiscutibile validità della sua storica rinuncia (cf. riquadro a p. 132).

Eccoci, santo padre

Card. P. Parolin
«La Chiesa ha bisogno di voi, della vostra collaborazione e prima ancora della vostra comunione con me e tra di voi». Così papa Francesco nella sua allocuzione, lo scorso 22 febbraio, in occasione del Concistoro ordinario pubblico per la creazione di 19 nuovi cardinali, i primi del suo pontificato. La «santità di un cardinale», ha detto nell’omelia del giorno seguente, consiste in un «supplemento di oblatività gratuita. Pertanto, amiamo coloro che ci sono ostili; benediciamo chi sparla di noi; (…) non aspiriamo a farci valere, ma opponiamo la mitezza alla prepotenza; dimentichiamo le umiliazioni subite». La stessa omelia si è conclusa con un’affermazione che ha trovato ampia eco sui media: «Il cardinale entra nella Chiesa di Roma, fratelli, non entra in una corte. Evitiamo tutti e aiutiamoci a vicenda a evitare abitudini e comportamenti di corte: intrighi, chiacchiere, cordate, favoritismi, preferenze». Il Concistoro si è segnalato anche per la presenza, accanto ai cardinali, del papa emerito Benedetto XVI, che ha inoltre confermato – in una lettera a un noto quotidiano – l’indiscutibile validità della sua storica rinuncia (cf. riquadro a p. 132).

Non entrate in una corte. Alla concelebrazione con i cardinali

Francesco
«La Chiesa ha bisogno di voi, della vostra collaborazione e prima ancora della vostra comunione con me e tra di voi». Così papa Francesco nella sua allocuzione, lo scorso 22 febbraio, in occasione del Concistoro ordinario pubblico per la creazione di 19 nuovi cardinali, i primi del suo pontificato. La «santità di un cardinale», ha detto nell’omelia del giorno seguente, consiste in un «supplemento di oblatività gratuita. Pertanto, amiamo coloro che ci sono ostili; benediciamo chi sparla di noi; (…) non aspiriamo a farci valere, ma opponiamo la mitezza alla prepotenza; dimentichiamo le umiliazioni subite». La stessa omelia si è conclusa con un’affermazione che ha trovato ampia eco sui media: «Il cardinale entra nella Chiesa di Roma, fratelli, non entra in una corte. Evitiamo tutti e aiutiamoci a vicenda a evitare abitudini e comportamenti di corte: intrighi, chiacchiere, cordate, favoritismi, preferenze». Il Concistoro si è segnalato anche per la presenza, accanto ai cardinali, del papa emerito Benedetto XVI, che ha inoltre confermato – in una lettera a un noto quotidiano – l’indiscutibile validità della sua storica rinuncia (cf. riquadro a p. 132).

Non c'è il minimo dubbio. Sulla validità della rinuncia

Benedetto XVI
«La Chiesa ha bisogno di voi, della vostra collaborazione e prima ancora della vostra comunione con me e tra di voi». Così papa Francesco nella sua allocuzione, lo scorso 22 febbraio, in occasione del Concistoro ordinario pubblico per la creazione di 19 nuovi cardinali, i primi del suo pontificato. La «santità di un cardinale», ha detto nell’omelia del giorno seguente, consiste in un «supplemento di oblatività gratuita. Pertanto, amiamo coloro che ci sono ostili; benediciamo chi sparla di noi; (…) non aspiriamo a farci valere, ma opponiamo la mitezza alla prepotenza; dimentichiamo le umiliazioni subite». La stessa omelia si è conclusa con un’affermazione che ha trovato ampia eco sui media: «Il cardinale entra nella Chiesa di Roma, fratelli, non entra in una corte. Evitiamo tutti e aiutiamoci a vicenda a evitare abitudini e comportamenti di corte: intrighi, chiacchiere, cordate, favoritismi, preferenze». Il Concistoro si è segnalato anche per la presenza, accanto ai cardinali, del papa emerito Benedetto XVI, che ha inoltre confermato – in una lettera a un noto quotidiano – l’indiscutibile validità della sua storica rinuncia (cf. riquadro a p. 132).

Dalla verità la giustizia e la misericordia. Disordini sessuali del clero, risposta e prevenzione

Mons. C. Scicluna
Non c’è osservatore di vicende ecclesiali che non sia consapevole del ruolo centrale rivestito da mons. Charles Scicluna, in veste di promotore della giustizia presso la Congregazione per la dottrina della fede, nel decennio 2002-2012 in cui la Santa Sede ha più efficacemente contrastato il fenomeno delle violenze sessuali dei preti sui minori e più in generale dei comportamenti sessuali disordinati di membri del clero. In questa relazione del 29 settembre scorso, tenuta all’assemblea annuale della Canon Law Society of America, mons. Scicluna, che ora è vescovo ausiliare di Malta, presenta le scelte del governo centrale della Chiesa in questi anni e gli strumenti giuridici e amministrativi attraverso i quali sono state attuate, per concludere con la formulazione di dieci «principi per una buona prassi» ecclesiale in materia di prevenzione delle violenze sessuali sui minori da parte di membri del clero. In testa ai quali, in tutti i sensi, rimangono l’idea che «il bene del bambino deve costituire la massima preoccupazione di tutti» e «la consapevolezza che la violenza sui bambini rappresenta una tragica ferita (…) inferta alla dignità stessa della famiglia umana».

Sui diritti dell'infanzia

Santa Sede; Comitato ONU sui diritti dell'infanzia
«Non è il caso di parlare di scontro “fra l’ONU e il Vaticano”», ha precisato in una nota del 7 febbraio scorso (cf. riquadro a p. 148) p. Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana, dopo che la pubblicazione delle considerazioni del Comitato ONU sul Rapporto della Santa Sede sulla Convenzione per i diritti dell’infanzia aveva suscitato «ampie eco e reazioni» (Regno-att. 4,2014,97ss). Lo scorso 16 gennaio, a Ginevra, la Santa Sede aveva infatti presentato – in qualità di stato aderente alla Convenzione – il suo secondo Rapporto periodico durante la 65a sessione del Comitato sui diritti dell’infanzia. Quest’ultimo ha poi reso note il 5 febbraio le sue osservazioni conclusive, che Lombardi ha definito «anomale, con gravi limiti» e spinte «oltre le competenze» del Comitato. Pubblichiamo di seguito l’intervento di mons. Silvano Tomasi, capo delegazione della Santa Sede e le osservazioni conclusive del Comitato.

Sui diritti dell'infanzia. Intervento di mons. Tomasi

Mons. S. Tomasi
«Non è il caso di parlare di scontro “fra l’ONU e il Vaticano”», ha precisato in una nota del 7 febbraio scorso (cf. riquadro a p. 148) p. Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana, dopo che la pubblicazione delle considerazioni del Comitato ONU sul Rapporto della Santa Sede sulla Convenzione per i diritti dell’infanzia aveva suscitato «ampie eco e reazioni» (Regno-att. 4,2014,97ss). Lo scorso 16 gennaio, a Ginevra, la Santa Sede aveva infatti presentato – in qualità di stato aderente alla Convenzione – il suo secondo Rapporto periodico durante la 65a sessione del Comitato sui diritti dell’infanzia. Quest’ultimo ha poi reso note il 5 febbraio le sue osservazioni conclusive, che Lombardi ha definito «anomale, con gravi limiti» e spinte «oltre le competenze» del Comitato. Pubblichiamo di seguito l’intervento di mons. Silvano Tomasi, capo delegazione della Santa Sede e le osservazioni conclusive del Comitato.

Sui diritti dell'infanzia. Osservazioni conclusive

Comitato ONU sui diritti delll'infanzia
«Non è il caso di parlare di scontro “fra l’ONU e il Vaticano”», ha precisato in una nota del 7 febbraio scorso (cf. riquadro a p. 148) p. Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana, dopo che la pubblicazione delle considerazioni del Comitato ONU sul Rapporto della Santa Sede sulla Convenzione per i diritti dell’infanzia aveva suscitato «ampie eco e reazioni» (Regno-att. 4,2014,97ss). Lo scorso 16 gennaio, a Ginevra, la Santa Sede aveva infatti presentato – in qualità di stato aderente alla Convenzione – il suo secondo Rapporto periodico durante la 65a sessione del Comitato sui diritti dell’infanzia. Quest’ultimo ha poi reso note il 5 febbraio le sue osservazioni conclusive, che Lombardi ha definito «anomale, con gravi limiti» e spinte «oltre le competenze» del Comitato. Pubblichiamo di seguito l’intervento di mons. Silvano Tomasi, capo delegazione della Santa Sede e le osservazioni conclusive del Comitato.

Anomalo, con gravi limiti, oltre le sue competenze. Sul Rapporto dell'ONU su Santa Sede e minori

F. Lombardi
La pubblicazione, mercoledì 5 febbraio, delle osservazioni sul Rapporto periodico della Santa Sede fatte dal Comitato delle Nazioni Unite per la Convenzione sui diritti dell’infanzia ha suscitato «ampie eco e reazioni». Il 7 febbraio, con una nota diffusa dalla Radio vaticana, il direttore della Sala stampa, p. Federico Lombardi, ha offerto con la consueta chiarezza «alcune riflessioni e precisazioni» sulla vicenda. Pubblichiamo di seguito la nota (it.radiovaticana.va).

Tra il porto e l'orizzonte: l'avventura! Al XIII Convegno nazionale di pastorale giovanile

Mons. F. G. Brambilla
Si è tenuto a Genova, tra il 10 e il 13 febbraio, il XIII Convegno nazionale di pastorale giovanile, intitolato «Tra il porto e l’orizzonte» e organizzato dal competente Servizio nazionale della CEI. Inserito nel decennio che l’episcopato italiano ha intestato all’Educare alla vita buona del Vangelo, il Convegno intendeva affrontare la questione della cura educativa tra il «saper fare» e il «saper essere». Nella relazione introduttiva (10 febbraio), mons. F.G. Brambilla, vescovo di Novara, ha declinato il tema in cinque passaggi. All’inizio, una ricostruzione del «quadro culturale», che individua «la questione cruciale dell’identità personale» nel risveglio del desiderio. A seguire, i «tre momenti della cura educativa»: «Essa trova nella “generazione” il suo modello paradigmatico (il dono della cura); accade nel tempo disteso in modo transitivo, drammatico, narrativo (la donazione della cura); si realizza nella capacità di ereditare in modo creativo (il donatario della cura)». In conclusione viene tratteggiata «la figura testimoniale degli educatori che si attua nella pluralità e coralità delle presenze».

Risposta al questionario del Sinodo sulla famiglia

Vescovi tedeschi
Con una «larga partecipazione dei fedeli», che hanno inviato oltre 1.000 pagine di contributi tra diocesi, parrocchie, associazioni e singoli, la Chiesa tedesca ha riposto al questionario allegato al Documento preparatorio della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei vescovi, che si terrà dal 15 al 19 ottobre 2014 sul tema «Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione». Il Riassunto delle risposte pervenute dalle (arci)diocesi tedesche è stato pubblicato il 3 febbraio dalla Conferenza episcopale tedesca, una tra quelle che hanno deciso di pubblicare gli esiti della consultazione (cf. Regno-att. 4,2014,77). Nonostante «il linguaggio delle domande, spesso criticato come difficilmente comprensibile», l’ampia partecipazione al processo evidenzia da un lato la sensibilità intorno ai temi proposti, e dall’altro il vivo interesse dei fedeli a far sentire la propria voce, che su un ampio raggio di tematiche è discordante rispetto all’insegnamento ufficiale della Chiesa cattolica.

Lettera alle famiglie

Francesco
Il 25 febbraio è stata pubblicata una Lettera di papa Francesco alle famiglie, con la quale il pontefice coinvolge «tutto il popolo di Dio, vescovi, sacerdoti, persone consacrate e fedeli laici delle Chiese particolari del mondo intero», perché il percorso che comprende i due Sinodi del 2014 e del 2015 sia «un vero cammino di discernimento» per tutta la Chiesa (www.vatican.va).

Per una morale della nudità e della vulnerabilità. Risposta al questionario del Sinodo sulla famigli

Teologi moralisti e pastoralisti di lingua tedesca
Aderendo alla proposta della Facoltà teologica di Fulda (Germania), alcuni membri del Gruppo di lavoro dei teologi moralisti tedeschi e della Conferenza dei teologi e delle teologhe pastoralisti di lingua tedesca hanno risposto al questionario in preparazione della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei vescovi, che si terrà nell’ottobre 2014 sul tema della famiglia, elaborando questo Documento preparatorio per la III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei vescovi 2014: il questionario. Al termine del documento i teologi moralisti e pastoralisti propongono «una nuova valutazione del tema “matrimonio e famiglia”, che non parta da una realtà idealizzata. Per una morale sessuale proposta dalla Chiesa questo può significare un riconoscimento maggiore, rispetto a quello sinora offerto, della nudità e della vulnerabilità che si trovano nella sessualità e si realizzano con la sessualità».

Dio della vita, guidaci alla giustizia e alla pace. X Assemblea generale del CEC, Busan

Consiglio ecumenico delle Chiese
«Coloro che cercano una “pace giusta” perseguono il “bene comune”. Sulla via della pace giusta, diverse discipline trovano un terreno comune, visioni del mondo contrapposte intravedono percorsi di azione complementari e ogni fede è solidale con l’altra». È l’indicazione programmatica di come la pace e la giustizia siano state al centro della X Assemblea del Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC), che si è svolta a Busan (Corea del Sud) dal 30 ottobre all’8 novembre 2013. Non ci si è limitati a una riflessione teorica, perché i concetti di pace e giustizia, interconnessi e mai separati tra loro, vengono declinati concretamente a livello della comunità civile, dell’ambiente, del mercato, del rapporto tra le nazioni e dell’uso delle armi. Il messaggio finale ribadisce il filo rosso che richiama l’Assemblea costituente di Amsterdam – dove le Chiese, per la prima volta nella storia, affermarono di voler «stare assieme» –, per procedere oltre: «Vogliamo muoverci insieme. Questa Assemblea vi chiama a unirvi a noi in pellegrinaggio». Tra i testi dell’Assemblea, pubblichiamo di seguito la Dichiarazione sulla via della pace giusta; la Dichiarazione sull’unità; il Messaggio finale. Cf. Regno-att. 22,2013,698.

Dichiarazione verso la pace giusta. X Assemblea generale del CEC, Busan

Consiglio ecumenico delle Chiese
«Coloro che cercano una “pace giusta” perseguono il “bene comune”. Sulla via della pace giusta, diverse discipline trovano un terreno comune, visioni del mondo contrapposte intravedono percorsi di azione complementari e ogni fede è solidale con l’altra». È l’indicazione programmatica di come la pace e la giustizia siano state al centro della X Assemblea del Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC), che si è svolta a Busan (Corea del Sud) dal 30 ottobre all’8 novembre 2013. Non ci si è limitati a una riflessione teorica, perché i concetti di pace e giustizia, interconnessi e mai separati tra loro, vengono declinati concretamente a livello della comunità civile, dell’ambiente, del mercato, del rapporto tra le nazioni e dell’uso delle armi. Il messaggio finale ribadisce il filo rosso che richiama l’Assemblea costituente di Amsterdam – dove le Chiese, per la prima volta nella storia, affermarono di voler «stare assieme» –, per procedere oltre: «Vogliamo muoverci insieme. Questa Assemblea vi chiama a unirvi a noi in pellegrinaggio». Tra i testi dell’Assemblea, pubblichiamo di seguito la Dichiarazione sulla via della pace giusta; la Dichiarazione sull’unità; il Messaggio finale. Cf. Regno-att. 22,2013,698.

Dichiarazione sull'unità. X Assemblea generale del CEC, Busan

Consiglio ecumenico delle Chiese
«Coloro che cercano una “pace giusta” perseguono il “bene comune”. Sulla via della pace giusta, diverse discipline trovano un terreno comune, visioni del mondo contrapposte intravedono percorsi di azione complementari e ogni fede è solidale con l’altra». È l’indicazione programmatica di come la pace e la giustizia siano state al centro della X Assemblea del Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC), che si è svolta a Busan (Corea del Sud) dal 30 ottobre all’8 novembre 2013. Non ci si è limitati a una riflessione teorica, perché i concetti di pace e giustizia, interconnessi e mai separati tra loro, vengono declinati concretamente a livello della comunità civile, dell’ambiente, del mercato, del rapporto tra le nazioni e dell’uso delle armi. Il messaggio finale ribadisce il filo rosso che richiama l’Assemblea costituente di Amsterdam – dove le Chiese, per la prima volta nella storia, affermarono di voler «stare assieme» –, per procedere oltre: «Vogliamo muoverci insieme. Questa Assemblea vi chiama a unirvi a noi in pellegrinaggio». Tra i testi dell’Assemblea, pubblichiamo di seguito la Dichiarazione sulla via della pace giusta; la Dichiarazione sull’unità; il Messaggio finale. Cf. Regno-att. 22,2013,698.

Messaggio finale. X Assemblea generale del CEC, Busan

Consiglio ecumenico delle Chiese
«Coloro che cercano una “pace giusta” perseguono il “bene comune”. Sulla via della pace giusta, diverse discipline trovano un terreno comune, visioni del mondo contrapposte intravedono percorsi di azione complementari e ogni fede è solidale con l’altra». È l’indicazione programmatica di come la pace e la giustizia siano state al centro della X Assemblea del Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC), che si è svolta a Busan (Corea del Sud) dal 30 ottobre all’8 novembre 2013. Non ci si è limitati a una riflessione teorica, perché i concetti di pace e giustizia, interconnessi e mai separati tra loro, vengono declinati concretamente a livello della comunità civile, dell’ambiente, del mercato, del rapporto tra le nazioni e dell’uso delle armi. Il messaggio finale ribadisce il filo rosso che richiama l’Assemblea costituente di Amsterdam – dove le Chiese, per la prima volta nella storia, affermarono di voler «stare assieme» –, per procedere oltre: «Vogliamo muoverci insieme. Questa Assemblea vi chiama a unirvi a noi in pellegrinaggio». Tra i testi dell’Assemblea, pubblichiamo di seguito la Dichiarazione sulla via della pace giusta; la Dichiarazione sull’unità; il Messaggio finale. Cf. Regno-att. 22,2013,698.

L'eredità della Riforma

R. Williams, già arcivescovo di Canterbury
«I temi principali dell’autentica teologia della Riforma non soltanto rappresentano una ripresa di molte delle idee più radicali del pensiero patristico, ma offrono anche una risorsa per affrontare le crisi sociali contemporanee altrettanto solida e profonda della tradizione della dottrina sociale cattolica. Non che esse siano rivali, sono anzi interpretazioni complementari ». Nell’ambito del Congresso internazionale verso il giubileo della Riforma nel 2017, organizzato a Zurigo dalla Federazione delle Chiese protestanti svizzere e dalla Chiesa evangelica in Germania dal 6 al 10 ottobre 2013 su «500 anni di Riforma: sfide e significato oggi», l’ex arcivescovo di Canterbury Rowan Williams il 6 ottobre ha sviluppato il tema «L’eredità della Riforma». In un’ampia analisi il teologo anglicano mette a fuoco tre aspetti della teologia protestante che conservano un’importanza permanente per la vitalità della comunità cristiana nel suo insieme, e altri tre più ambivalenti che necessitano di un superamento, sintetizzando l’aspirazione della Riforma a «una fede cristiana che non richiede alcun tipo di “infantilizzazione” del fedele».