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Documenti, 17/2014, 01/10/2014, pag. 537

Dio non sia scudo per la violenza. Visita in Albania

Francesco
«Il clima di rispetto e fiducia reciproca tra cattolici, ortodossi e musulmani è un bene prezioso per il paese e acquista un rilievo speciale in questo nostro tempo nel quale, da parte di gruppi estremisti, viene travisato l’autentico senso religioso e vengono distorte e strumentalizzate le differenze tra le diverse confessioni, facendone però un pericoloso fattore di scontro e di violenza, anziché occasione di dialogo aperto e rispettoso». Con queste parole alle autorità civili, papa Francesco ha richiamato il valore di una «felice caratteristica» dell’Albania – la pacifica e fruttuosa convivenza tra comunità e tradizioni religiose diverse – durante il suo viaggio apostolico a Tirana, lo scorso 21 settembre. Tema ripreso anche con i leader religiosi del paese, che ha esortato «a mantenere e sviluppare la tradizione di buoni rapporti tra le comunità», e a sentirsi «uniti nel servizio» alla propria patria: «Non possiamo non riconoscere come l’intolleranza verso chi ha convinzioni religiose diverse dalle proprie sia un nemico molto insidioso, che oggi purtroppo si va manifestando in diverse regioni del mondo».

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Francesco Pistoia

Su I promessi sposi, il romanzo che «è nella coscienza degli italiani», e su tutte le opere del Manzoni, molto hanno scritto specialisti e critici. Bizzocchi, docente all’Università di Pisa, assume invece il punto di vista di un «lettore appassionato che di mestiere non fa l’italianista ma lo storico». E così nel suo discorso si coglie sin dal primo capitolo, «Latinorum», un modo nuovo di leggere il grande scrittore lombardo.

 

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Francesco

La più grande lezione che il COVID-19 ci lascia in eredità «è la consapevolezza che abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri, che il nostro tesoro più grande, seppure anche più fragile, è la fratellanza umana, fondata sulla comune figliolanza divina». Così papa Francesco, al n. 3 del messaggio Nessuno può salvarsi da solo. Ripartire dal COVID-19 per tracciare insieme sentieri di pace per la 56a Giornata mondiale della pace, ne sintetizza il punto focale, prima di soffermarsi, al n. 4, sull’«ulteriore guerra» in Ucraina, che «miete vittime innocenti e diffonde incertezza… in modo diffuso e indiscriminato per tutti». Presentando il Messaggio lo scorso 16 dicembre in Vaticano, suor Alessandra Smerilli, segretaria del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, ha sottolineato in che modo la Santa Sede ha tradotto in azioni concrete la linea indicata dal papa, costituendo prima la Commissione vaticana per il COVID-19, che «ha lavorato in ascolto e dialogo diretto con le Chiese e le realtà locali di ogni continente» e che è in procinto di chiudere i suoi lavori, e poi il Gruppo di lavoro «Catholic Response for Ucraine», come «spazio di dialogo strutturato e coordinamento tra i tanti attori cattolici che si stanno prodigando per assistere la popolazione ucraina nei bisogni più impellenti».

 

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Il 24 novembre, a nove mesi dall’invasione russa dell’Ucraina il 24 febbraio 2022, papa Francesco ha firmato una Lettera al popolo ucraino a nove mesi dallo scoppio della guerra (L’Osservatore romano 25.11.2022, 1).