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Documenti, 1/2014

Fraternità, fondamento e via per la pace. Messaggio per la XLVIII Giornata mondiale della pace

Francesco
«La fraternità è una dimensione essenziale dell’uomo, il quale è un essere relazionale.(…) La famiglia è la sorgente di ogni fraternità, (…) il fondamento e la via primaria della pace, poiché, per vocazione, dovrebbe contagiare il mondo con il suo amore». Con queste parole, papa Francesco introduce il suo primo messaggio per la Giornata mondiale della pace 2014. Se la Scrittura è il luogo dove conoscere il disegno di Dio, nella cui paternità possiamo riconoscerci fratelli, è la croce – scrive il papa – «il “luogo” definitivo di fondazione della fraternità». La fraternità, infatti, incarna la premessa per sconfiggere la povertà e ripensare l’economia; «genera pace sociale (…); crea un equilibrio fra libertà e giustizia, fra responsabilità personale e solidarietà, fra bene dei singoli e bene comune»; permette di superare l’egoismo individuale, causa di gravi danni sociali: droga, inquinamento, sfruttamento del lavoro, speculazioni finanziarie, prostituzione, traffico di persone, abusi contro i minori, schiavitù, tragiche migrazioni. È l’appello a Maria a concludere il messaggio, affinché «ci aiuti a comprendere e a vivere tutti i giorni la fraternità (…) per portare pace a ogni uomo su questa nostra amata terra».

Alla curia: ma più importante è la santità…

Francesco
Il 21.12.2013, nella Sala clementina del Palazzo apostolico vaticano, papa Francesco ha ricevuto in udienza i cardinali, i superiori e gli offi ciali della curia romana per la consueta presentazione degli auguri natalizi. Dopo il saluto del decano del Collegio cardinalizio, card. Angelo Sodano, il papa ha rivolto ai presenti un breve discorso che riportiamo di seguito (www.vatican.va).

Le parole che l'America non ha capito. Sull'esortazione apostolica Evangelii gaudium

Michael Novak
Alcuni passaggi di Evangelii gaudium (Regno-doc. 21,2013,641ss) hanno sollevato critiche severe da parte del mondo neo-liberale anglosassone. Nel dibattito è intervenuto un esponente di spicco della cultura liberista – il filosofo americano Michael Novak – con un commento sulla National Review (7.12.2013), tradotto dal Corriere della sera (12.12.2013), che ringraziamo per la gentile concessione. «Colpito, sulle prime, dalla faziosità e infondatezza di cinque o sei frasi del pontefice», scrive, «ho potuto leggere l’esortazione – in forza dell’esperienza di insegnamento in Argentina – con un orecchio capace di cogliere gli echi economici e politici della vita quotidiana di quel paese sudamericano ». Come successe già a Giovanni Paolo II, «il pontefice avrà modo di sviluppare il suo pensiero sull’economia politica», conoscendo meglio e precisando alcune posizioni sul capitalismo, che potrebbero essere fraintese o strumentalizzate. Che tale sistema economico – caratterizzato da «forte legalità e chiari diritti di proprietà» – abbia funzionato meglio di ogni altro nella liberazione di tanti dalle «catene della povertà», conclude Novak, «è sotto gli occhi di tutti».

Sulla «teologia» del capitalismo. Un saggio sul pensiero di Michael Novak

Edoardo Benvenuto
L’intervento del filosofo e teologo americano Michael Novak sull’esortazione di papa Francesco (cf. in questo numero alle pp. 8ss) ci consente di offrire al lettore un saggio, già sull’Annale Chiesa in Italia (ed. 1997), di Edoardo Benvenuto. L’acuto studioso, scomparso nel 1998, descriveva all’epoca con inarrivabile ironia i capisaldi teologici del «capitalismo democratico» proposti da Novak nelle sue opere principali. Sette i «pilastri» della «sedicente teologia del capitalismo creata da Novak e osannata dal nutrito stuolo di intellettuali suoi gregari» sezionati con bisturi tagliente. «Merita considerare con attenzione» – scriveva Benvenuto – «la testimonianza che a sua insaputa Novak rende alla spaventosa crisi di fede che sta dilagando nella società secolarizzata occidentale, e in particolare negli ambienti a lui vicini di quel ceto medio tutto dedito agli affari,(…) per il quale la religione cristiana è uno scialbo sfondo di memorie sconnesse, di concetti smozzicati, di simboli indecifrabili, o al più di cerimonie suggestive e di probi insegnamenti morali sempre un po’ astratti e utopici».

Sulla libertà religiosa

Consiglio dell'Unione Europea
Nella sessione del 24 giugno 2013 la Commissione per gli affari esteri del Consiglio dell’Unione Europea ha approvato gli Orientamenti sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo. Il testo contiene alcune indicazioni su un tema che rimane nella sua concreta gestione delicato e controverso. Se da un lato, infatti, «le violazioni o gli abusi della libertà di religione o di credo (…) sono diffusi» anche «in Europa» – affermano gli Orientamenti –, dall’altro non sono previste sanzioni. A meno che non si tratti di paesi terzi: in questo caso le risposte alle richieste di aiuti allo sviluppo o alle domande di entrata nell’UE potranno essere condizionate anche dal rispetto di questo «diritto fondamentale». Sul fronte interno, poi, un banco di prova sarà quello del rapporto tra libertà d’espressione e incitamento all’odio (art. 32): se vi sono violenze, l’UE interverrà tramite «un giudice indipendente»; diversamente si opporrà alla limitazione della libertà d’espressione, invitando le parti a un dibattito e all’utilizzo del diritto di replica, ricordando anche che «il diritto alla libertà di religione (…) non include il diritto» a essere esenti «da critiche o da una possibile ridicolizzazione».

L'Europa incerta. All'Assemblea plenaria della COMECE

Card. R. Marx
Dal 13 al 15 novembre 2013 si è tenuta a Bruxelles l’Assemblea plenaria autunnale della Commissione degli episcopati della comunità europea (COMECE), presieduta dal card. R. Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga, di cui riportiamo il discorso d’apertura. In esso, oltre alla questione dell’emigrazione che era l’oggetto della sessione – dopo i drammatici fatti di Lampedusa dei primi d’ottobre –, il presidente ha accennato al crescente sentimento populista e anti-europeo che deve chiamare le Chiese a un ulteriore impegno soprattutto in vista della scadenza delle elezioni europee che si terranno nel maggio prossimo (www.comece.eu; nostra traduzione dal tedesco).

La speranza non delude

Vescovi di Cuba
«Cuba è cambiata negli ultimi anni. La nostra situazione attuale è differente da quella degli anni passati. (…) Una nuova generazione di cubani, nata negli ultimi decenni, (…) non si contenta di desiderare che il presente sia migliore del passato, ma vuole anche che il futuro sia migliore del presente» (n. 20). Sono passati vent’anni dalla lettera pastorale L’amore tutto spera, e quindici dalla storica visita di Giovanni Paolo II (1998), e i vescovi di Cuba prendono nuovamente la parola con una lettera pastorale nel segno della speranza. Prendendo le mosse dalla devozione alla Vergine della Carità del Cobre come un tratto che, da quattro secoli, descrive l’unità del popolo cubano, il documento La speranza non delude, diffuso il 15 settembre scorso, si addentra nella valutazione della situazione economica e politica dell’isola, confermando e aggiornando i giudizi costantemente espressi in questo ventennio: soprattutto l’appello a sostituire al paternalismo dello stato la partecipazione (n. 19), a non disperdere attraverso l’emigrazione il capitale umano del paese (n. 28) e a passare dalle riforme economiche a quelle politiche: «Cuba è chiamata a essere una società pluralista» (nn. 31-32).

Legge naturale, un tema da approfondire. Sul discorso di Benedetto XVI al Parlamento tedesco

R. Langthaler
La concezione cattolica del diritto naturale è stata riformulata da Benedetto XVI in molti interventi, e sta alla base dell’insegnamento morale della Chiesa anche su diverse tematiche oggetto del questionario in preparazione al Sinodo del 2014 sulla famiglia. Tale concezione tuttavia, com’è sinora stata fondata, «è, in realtà, inconciliabile con la concezione del soggetto moderno e della sua autonomia», e ostruisce «la visione delle potenzialità liberate per la prima volta nell’epoca moderna grazie alle concezioni del diritto razionale». Il filosofo Rudolf Langthaler, docente di filosofia presso la Facoltà di teologia cattolica di Vienna, sottopone a una serrata critica la fondazione teologica tradizionale del rapporto tra natura e ragione, che comprova una seria difficoltà di rapporto tra la Chiesa e la modernità, e invoca un approfondimento capace di accogliere sia le riserve verso le carenze della filosofia del diritto positivista sia il principio di autonomia della ragione moderna.

Tecnologia e sviluppo umano nella Caritas in veritate

P. Benanti
«Appartiene alla nostra esperienza quotidiana sperimentare come la tecnologia possieda un potenziale di trasformazione dell’uomo e del suo mondo». Di fronte alla pervasività e all’ambivalenza del fenomeno tecnologico, nell’acquisita consapevolezza che «la tecnica non è moralmente neutra», il magistero sociale della Chiesa non ha mancato di accompagnare lo sviluppo della tecnologia con la sua riflessione «critica e profetica». Il saggio di Paolo Benanti – docente di Teologia morale e Neuroetica alla Gregoriana – dopo una rapida analisi del fenomeno e dei pronunciamenti del magistero per un discernimento etico della tecnica, si sofferma sulla Caritas in veritate «mostrandone le peculiarità e i contributi originali e lasciando emergere i contenuti che arricchiscono la dottrina sociale attualizzandola rispetto alla progressiva complessità del fenomeno tecnologico ». Il testo – frutto di un seminario tenuto presso l’Istituto teologico di Assisi – è un contributo all’approfondimento dell’enciclica sociale di papa Ratzinger, a cui i docenti dello stesso Istituto teologico si sono dedicati nel 2012.