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Documenti, 13/2012

La nuova evangelizzazione. Instrumentum laboris XIII Assemblea generale ordinaria Sinodo vescovi

N. Eterovic, Sinodo dei vescovi
Presentato lo scorso 19 giugno, l’Instrumentum laboris sarà l’ordine del giorno della prossima assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi sul tema: «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana», che si terrà in Vaticano dal 7 al 28 ottobre 2012. Esso è il risultato della sintesi dei contributi, pareri e riflessioni giunti alla Segreteria generale in risposta alle sollecitazioni contenute nei Lineamenta (cf. Regno-doc. 5,2011,129ss). Si tratta di una tappa importante nella preparazione del Sinodo che convocherà i rappresentanti dell’episcopato mondiale. Nel testo si esprime la coscienza di una Chiesa chiamata a fare discernimento degli «scenari» (culturale, migratorio, economico, politico, della ricerca scientifica e tecnologica, della comunicazione mediatica e digitale) che descrivono le nuove sfide del mondo contemporaneo all’evangelizzazione «per trasformarli in luoghi di annuncio del Vangelo e di esperienza ecclesiale». La riflessione sinodale sarà arricchita dal legame con l’Anno della fede (cf. in questo numero a p. 418) che, secondo le intenzioni del papa, è un invito a riscoprire l’importanza del concilio Vaticano II per la vita della Chiesa e anche per i lavori sinodali.

Con gioia e rinnovato entusiasmo. Mons. Fisichella presenta l'anno della fede

R. Fisichella
Dopo il motu proprio di indizione firmato da Benedetto XVI (Regno-doc. 19,2011,577ss) e la nota della Congregazione per la dottrina della fede (Regno- doc. 3,2012,69ss), lo scorso 21 giugno, presso la Sala stampa vaticana, mons. Rino Fisichella ha tenuto una conferenza stampa nella quale è stato presentato l’Anno della fede. Il presidente del Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione, dicastero vaticano cui «è stato affidato il compito di proporre, animare, coordinare eventi a carattere universale» nel corso dell’Anno, ha anzitutto richiamato il contesto difficile nel quale l’iniziativa s’inserisce, riferendosi in particolare a quella cultura occidentale segnata da una «crisi di fede (che) è espressione drammatica di una crisi antropologica». In questo contesto, l’Anno della fede – «un percorso che la comunità cristiana offre a tanti che vivono con la nostalgia di Dio e il desiderio di incontrarlo di nuovo» – si doterà di alcune iniziative caratterizzanti – il logo, l’inno, un sito web e un sussidio pastorale, che sono stati presentati nell’occasione – e si strutturerà attorno ad alcuni grandi eventi celebrati a Roma, alla presenza del papa, secondo un calendario annunciato da mons. Fisichella con le parole che pubblichiamo.

Preghiera per la santificazione del clero. Lettera della Congregazione per il clero

M. card. Piacenza, C. Morga Iruzubieta, Congregazione per il clero
In occasione della XVIII Giornata mondiale di preghiera per la santificazione del clero (tale celebrazione, da tenersi nella festa del Sacro Cuore, fu indetta da Giovanni Paolo II nella Lettera ai sacerdoti per il Giovedì santo del 25.3.1995; EV 14/2535), la Congregazione per il clero ha rivolto, come di consueto, una Lettera ai sacerdoti imperniata su due temi: il riferimento alle «colpe di alcuni che, a volte, hanno umiliato il sacerdozio agli occhi del mondo» (gli osservatori hanno unanimemente identificato tali colpe con le violenze sessuali perpetrate dai preti ai danni di minori); una riflessione sulla lettera Porta fidei di indizione dell’Anno della fede e sui tre «capitoli» sui quali il papa ha suggerito di prepararsi: il concilio Vaticano II, di cui ricorre il 50° dell’apertura; il Catechismo della Chiesa cattolica, nel 20° della pubblicazione; il Sinodo dei vescovi dedicato alla «nuova evangelizzazione». Tra le appendici della Lettera, pubblicata il 4 maggio, l’«Esame di coscienza per i sacerdoti», ripreso dal Sussidio per confessori del 2011, ha attratto attenzioni inaspettate: cf. riquadro a p. 422.

Un esempio significativo

B. Fellay
L'«Esame di coscienza per i sacerdoti», posto in calce alla Lettera della Congregazione per il clero riprodotta in queste pagine, è stato oggetto di una positiva valutazione di mons. B. Fellay, vescovo lefebvriano e superiore generale della Fraternità sacerdotale san Pio X (FSSPX), in ordine al «cambiamento» che sarebbe in atto nella Chiesa cattolica. Egli vi ha fatto infatti riferimento nel corso di una lunga intervista «sullo stato attuale delle relazioni della Fraternità san Pio X con Roma» rilasciata alla DICI, l’agenzia ufficiale della Fraternità, il 7 giugno scorso (www.dici.org; cf. Regno-att. 12,2012,379). Riportiamo integralmente il brano interessato.

Il discernimento di apparizioni e rivelazioni. Congregazione per la dottrina della fede

Congregazione per la dottrina della fede, W. Levada, F. Šeper, J. Hamer
Deliberato dalla sacra Congregazione per la dottrina della fede e approvato dall’allora pontefice Paolo VI il 24 febbraio 1978, il documento che conteneva le Norme per procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni fu emanato dalla stessa Congregazione (25.2.1978) e inviato «alla conoscenza dei vescovi, senza darne una pubblicazione ufficiale, anche in considerazione del fatto che esse riguardano in prima persona i pastori della Chiesa». A oltre trent’anni di distanza, riconoscendo che ormai «i principali contenuti di questo importante provvedimento normativo sono di pubblico dominio » e considerata «l’attualità della problematica di esperienze legate ai fenomeni soprannaturali» – come testimonia tra l’altro l’istituzione della Commissione internazionale d’inchiesta su Medjugorje – la Congregazione ha ritenuto opportuno procedere alla pubblicazione ufficiale del documento, provvedendo a una sua traduzione nelle principali lingue. Ne pubblichiamo la versione italiana preceduta da una prefazione firmata dal cardinale prefetto della Congregazione William Levada.

Ecologia per il futuro. Conferenza dei vescovi francesi - Gruppo di lavoro «Ecologia e ambiente»

M. Stenger
Vi è per la Chiesa una «responsabilità » specifica a non «limitarsi a fare discorsi generali sull’importanza di preoccuparsi di uno “sviluppo duraturo” », ma a porre l’ecologia al centro delle preoccupazioni pastorali, afferma il gruppo di lavoro «Ecologia e ambiente», incaricato dalla Conferenza dei vescovi francesi di compiere una riflessione sul tema. Così il documento, reso noto nello scorso aprile, dopo una prima parte che offre «una lettura cristiana della crisi ecologica», nella seconda individua alcune proposte per la catechesi, la formazione e la liturgia. Senza dimenticare che uno dei migliori banchi di prova è costituito dalle assemblee ecclesiali che radunano grandi gruppi di fedeli: anch’esse, infatti devono diventare «più rispettose del pianeta» mettendo in opera attenzioni concrete in tutti momenti della loro gestione: dagli inviti al materiale informativo; dai trasporti alla ristorazione e all’alloggio; dal calcolo energetico alla gestione dei rifiuti; dalla comunicazione alla liturgia.

Le Chiese e i cambiamenti climatici. La conferenza annuale di Operation Noah

T. Gorringe
I fenomeni climatici che stanno modificando il nostro ecosistema globale in modo forse irreversibile sono una questione che tocca il cuore della fede, oppure viceversa un problema marginale sul quale è consentito alle Chiese avere posizioni differenti? Secondo Tim Gorringe, teologo anglicano docente all’Università di Exeter, alla luce della storia della Chiesa, della teologia e di considerazioni economiche e scientifiche i cambiamenti climatici costringono la Chiesa a una presa di posizione comune e senza cedimenti, perché – analogamente a quanto avvenuto nel secolo scorso rispetto al nazismo o all’apartheid – costituiscono un’emergenza che raggiunge il cuore stesso di ciò che significa essere Chiesa. Nella conferenza su «I cambiamenti climatici: materia di confessione di fede per le Chiese?», tenuta il 15 novembre per l’organizzazione cristiana interconfessionale Operation Noah, ciò si può sostenere per almeno tre ragioni: perché essi escludono dal benessere una parte dell’umanità; perché derivano da un uso anti-umano delle risorse del pianeta; e infine perché presuppongono una fedeltà idolatra alle pretese dell’economia globale.