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Documenti, 1/1988, 01/01/1988, pag. 48

La donna nella chiesa

SAE

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Documenti, 2022-21

San Paolo: non «conversione» ma «vocazione»

Segretariato attività ecumeniche (SAE)

«L’espressione “conversione di san Paolo” risulta impropria in base alla testimonianza di Paolo stesso. Inoltre essa può ingenerare l’errata convinzione che Paolo si sia convertito in quanto ha cessato di essere ebreo per diventare cristiano. Non è così; in seguito a una chiamata, che ricorda quella dei profeti (specie Geremia), Paolo è diventato infatti non già un cristiano bensì un ebreo credente in Gesù Cristo».

A partire da queste considerazioni l’Assemblea ordinaria del Segretariato attività ecumeniche (SAE), nella seduta svoltasi presso i locali della Facoltà avventista di Teologia a Firenze il 24 aprile 2022, ha pubblicato una petizione chiedendo al Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti di «modificare ufficialmente la denominazione “Festa della conversione di san Paolo” in “Festa della vocazione di san Paolo”».

«Inoltre la parola “conversione”, facilmente fraintendibile, può indurre ad auspicare una forma di proselitismo nei confronti degli ebrei; prassi un tempo tenacemente perseguita con metodi quasi sempre riprovevoli, ma oggi apertamente e ufficialmente respinta: “La Chiesa cattolica non conduce né incoraggia alcuna missione istituzionale rivolta specificamente agli ebrei”».

Documenti, 2008-15

Eucaristia e accoglienza reciproca. Gruppo teologico del Segretariato attività ecumeniche.

SAE, Gruppo teologico
«L’assemblea ecumenica dei cuori», grazie alla quale «le rispettive appartenenze ecclesiali e confessionali non vengono negate, ma si approfondiscono nella consapevolezza della comune appartenenza all’unica Chiesa di Cristo», è oggigiorno una realtà stabile, ma sul versante dei rapporti istituzionali «non si registrano progressi significativi»: sono questi i «segnali contrastanti» che caratterizzano la situazione ecumenica. Il Gruppo teologico del SAE ha voluto, con questo Documento sull’eucaristia approvato lo scorso aprile e che segue quello sul battesimo (cf. Regno-doc. 5,2005,183ss), riassumere e offrire alla riflessione delle Chiese i dati acquisiti sul tema della «cena del Signore» dal Consiglio ecumenico delle Chiese sin dal Battesimo, eucaristia, ministero (BEM, 1982), tracciare i requisiti che gli interlocutori formali dovrebbero tenere in considerazione per proseguire sul cammino di convergenza ecumenica ed esplicitare i quesiti che le divisioni dei cristiani pongono a «noi» che, «pur essendo molti, siamo un corpo solo» (1Cor 10,17).
Documenti, 2005-5

Riconoscimento reciproco del battesimo

Segretariato attività ecumeniche (SAE) Gruppo teologico
Se «le Chiese condividono, riguardo al battesimo, tutte le verità e i significati che abbiamo messo in luce, allora riteniamo che sia possibile, da parte di ciascuna Chiesa, il riconoscimento dei battesimi celebrati nelle altre Chiese». Il Gruppo teologico del Segretariato attività ecumeniche (SAE), con un breve documento elaborato tra il 2002 e il 2003 e pubblicato sul sito Internet dell’associazione alla fine del 2004, prende decisamente posizione a favore del riconoscimento reciproco del battesimo. La riflessione, condotta alla luce dei numerosi dialoghi sul battesimo degli ultimi decenni, soprattutto nel quadro della Commissione Fede e costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese, considera sia il valore in sé di un tale riconoscimento, in particolare per l’attuale prassi delle Chiese ortodosse e di quelle battiste, sia il suo significato prospettico, così da poter concludere che «il riconoscimento reciproco del battesimo da parte di tutte le Chiese che noi, con questo documento, vivamente caldeggiamo potrebbe costituire, dopo i dialoghi e la ricezione almeno parziale dei documenti che essi hanno prodotto (pensiamo in particolare al testo dedicato al battesimo nel BEM), il primo atto concreto di “edificazione” (Ef 4,12) ecumenica della comunità cristiana nel senso della bella parola apostolica: “Accoglietevi gli uni gli altri come anche Cristo ha accolto noi per la gloria di Dio” (Rm 15,7)».