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La Sapienza: una luce che non sfiorisce

La prima lettura di questa domenica è tratta dal Libro della Sapienza, composto probabilmente ad Alessandria d’Egitto tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C.

XXXII domenica del tempo ordinario

Sap 6,12-16; Sal 62 (63); 1Ts 4,13-18; Mt 25,1-13

 

La prima lettura di questa domenica è tratta dal Libro della Sapienza, composto probabilmente ad Alessandria d’Egitto tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C.

L’essere stato scritto interamente in greco e tardivamente non ha permesso che il testo rientrasse nel canone ebraico e, di conseguenza, neanche nella Bibbia dei cristiani protestanti.

L’opera costituisce l’ultimo tassello di una riflessione sulla «Sapienza», che attraversa in modo particolare altri testi biblici come il Libro dei Proverbi, il Qohelet, Giobbe e, per ultimo, il Siracide, anch’esso non incluso nel canone ebraico-protestante.

La particolarità di questo testo è data dall’incontro tra la tradizione di Israele e la cultura ellenistica: l’autore si rivolge a una comunità ebraica in ambiente ellenistico, chiamata a custodire la propria identità nel confronto con nuove correnti filosofiche e religiose.

Particolare è anche la sua struttura: prima si affronta il «futuro», l’eschaton, ciò che avverrà dopo la morte sia per gli empi che per i giusti; segue una sezione «al presente», dedicata all’elogio della Sapienza, che viene descritta superiore a ricchezza, potere e bellezza e va richiesta, come nella preghiera di Salomone, per ottenere da Dio il discernimento necessario a governare con giustizia; l’ultima parte riguarda «il passato»:, con i capitoli 10-19 che rileggono la storia di Israele, soprattutto l’esodo, come esperienza della guida divina.

Il testo di oggi, Sapienza 6,12-16, si colloca nella parte conclusiva della prima sezione del libro e prepara l’ampia riflessione successiva. Dopo aver richiamato la responsabilità di chi governa e la necessità di amministrare la giustizia, l’autore presenta la Sapienza come una realtà accessibile a ogni essere umano, non come un privilegio riservato a pochi: «La sapienza è splendida e non sfiorisce, facilmente si lascia contemplare da coloro che la amano e si lascia trovare da quelli che la cercano» (v. 12). L’immagine dello splendore richiama una luce che non si consuma e rinvia all’origine divina. Nella tradizione biblica la luce permette di orientarsi e distinguere; così la Sapienza aiuta a riconoscere l’essenziale, oltre le apparenze e gli interessi immediati.

Essa non si impone annullando la libertà, ma «si lascia contemplare» da chi la ama: conoscenza e affetto s’intrecciano. Il versetto successivo aggiunge: «Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano» (v. 13). La Sapienza prende l’iniziativa e precede il movimento umano: il rapporto con Dio nasce da una presenza che si offre all’incontro.

Il versetto 14 traduce questa prossimità in una scena di vita quotidiana: «Chi si alza di buon mattino per cercarla non faticherà, la troverà seduta alla sua porta». Il mattino suggerisce la priorità da attribuire a questo dono: come il giorno comincia con le prime luci, così la vita può essere orientata fin dall’inizio da ciò che aiuta a scegliere con saggezza; l’alzarsi di buon mattino richiama poi l’impegno personale che «scopre» il bene più prezioso già sulla soglia, pronto a essere accolto. È assai evocativa questa immagine della porta, soglia tra casa e mondo, luogo di passaggio e accoglienza; la Sapienza, infatti, non è nascosta in un luogo remoto ma è prossima alla vita ordinaria, là dove si prendono decisioni, si costruiscono relazioni e si assumono responsabilità.

Il testo passa poi al tema della riflessione come vigilanza: «Riflettere su di lei (la Sapienza) è intelligenza perfetta, chi veglia per lei sarà presto senza affanni». Non si tratta di un esercizio astratto, ma della capacità di valutare le situazioni, interrogarsi sulle proprie scelte e riconoscere ciò che conduce alla vita. L’intelligenza autentica non si misura nell’accumulo di informazioni, ma nella comprensione e nell’agire conseguente. «Vegliare», allora, significa non lasciarsi assorbire dalle urgenze ma custodire uno spazio interiore per il discernimento, sapendo che la promessa di essere «senza affanni» non garantisce una vita priva di difficoltà, bensì una libertà interiore capace di attraversare le prove senza esserne dominati.

Questa vigilanza richiama anche il passo evangelico di questa domenica sulla parabola delle dieci vergini (Mt 25,1-13): le vergini sagge portano con sé una riserva d’olio, consapevoli che l’attesa dello sposo può protrarsi e la loro prudenza consiste nel custodire ciò che sarà necessario al momento dell’incontro. Ciò che accomuna i due testi è la responsabilità di un’attesa preparata: vigilare significa custodire ciò che rende possibile accogliere l’incontro, non vivere nell’ansia ma, nel caso della parabola, nella lungimiranza, nella capacità «sapienziale» di cercare, costruire e promuovere tutti quei mezzi che possono aiutarci a vedere più lontano, a vivere l’incontro finale.

Ma, ultimo punto, non bisogna solo ricercare la Sapienza, è altrettanto importante lasciarsi trovare da lei: «Poiché ella stessa va in cerca di quelli che sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade e in ogni progetto va loro incontro». La Sapienza, personificata in una figura femminile, incontra l’essere umano lungo i suoi percorsi. Essa appare «per le strade» e accompagna «ogni progetto»: raggiunge il lavoro, le relazioni e le responsabilità, senza essere confinata nei luoghi sacri; essere «degni» di lei non significa essere moralmente perfetti, ma mostrarsi disponibili ad accoglierla.

In ultima istanza la Sapienza è espressione dell’iniziativa divina, l’iniziativa di un Dio che non lascia l’essere umano solo nel proprio desiderio di comprendere e vivere rettamente, ma gli va incontro e rende possibile la risposta.

È questa la luce della Sapienza, una luce che non sfiorisce, un dono che precede l’uomo, lo incontra nella sua quotidianità e rende possibile un’esistenza guidata dalla giustizia e dal discernimento.

Sul Vangelo si veda anche il precedente commento La lampada dell'incontro.

Nicolas Régnier, Allegoria della Sapienza, 1626. Collezione privata (venduto da Sotheby’s, New York, 2019). Pubblico dominio

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