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La legge del più forte e la legge dell'amore

Nella mentalità corrente la persona non costituisce più il valore sommo.

Da un po’ di tempo a questa parte sto constatando che, nella mentalità corrente, la persona non costituisce più il valore sommo, e che i diritti fondamentali della persona, che ne tutelano la dignità − come il diritto alla vita, alla salute, al lavoro, alla libertà di pensiero, di coscienza, di religione e così via − vengono sistematicamente disattesi, se non addirittura negati.

Il cammino di umanizzazione che abbiamo compiuto, a partire dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, approvata e proclamata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, non solo si è interrotto, ma addirittura è indietreggiato.

Il «corto circuito dei diritti umani»

Anche papa Leone XIV, nel suo discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede del 9 gennaio 2026, dopo aver illustrato il panorama mondiale ha affermato: «Le considerazioni che ho presentato inducono a pensare che nell’attuale contesto si stia verificando un vero e proprio “corto circuito” dei diritti umani».

Eppure il concilio Vaticano II, sessant’anni fa, affermava che «in questa nostra età gli uomini diventano sempre più consapevoli della dignità della persona umana» (Dignitatis humanae, n. 1) e sosteneva che siamo testimoni della nascita di un «nuovo umanesimo di responsabilità». Infatti la costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes al n. 55 asseriva con forza: «In tutto il mondo si sviluppa sempre più il senso dell’autonomia e della responsabilità, cosa che è di somma importanza per la maturità spirituale e morale dell’umanità.(...) Siamo testimoni della nascita di un nuovo umanesimo, in cui l’uomo si definisce anzitutto per la sua responsabilità verso i suoi fratelli e verso la storia».

È lecito, quindi, domandarsi: oggi c’è maggiore consapevolezza della dignità della persona umana? Il senso di responsabilità verso la storia, il creato, le persone, verso i beni fondamentali della vita, della salute è cresciuto o è diminuito? Quanto viene valutata la vita delle persone oggi, visto e considerato che tante vite umane vengono sacrificate per assecondare la brama di profitto e di potere dei «dittatori di turno» o dei cosiddetti «signori della guerra»?

Sembra che la conquista di un territorio o il possesso di beni puramente materiali abbia una rilevanza maggiore rispetto alla vita delle persone. Da parte mia, invece, sono fermamente convinto che la vita di una singola persona ha una dignità infinita e vale molto di più di tutto l’oro del mondo.

Un’economia che uccide

Purtroppo la dignità umana non è universalmente riconosciuta e i diritti umani non sono uguali per tutti. Infatti la dignità di molte persone viene sistematicamente negata, calpestata, disprezzata e i diritti umani fondamentali sono ignorati o violati. Anche il diritto internazionale che regola le relazioni tra gli Stati sovrani e altri soggetti della comunità internazionale è disatteso.

Oggi poche persone vivono nell’opulenza, mentre la maggior parte nell’indigenza. Vi sono alcuni poi che si ritengono superiori agli altri e pensano di avere il potere di decidere sulla vita degli altri, hanno visioni antropologiche riduttive e perseguono un modello economico fondato unicamente sul profitto, che è alla base di numerose forme di ingiustizia.

Giustamente papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium ha affermato: «Questa economia uccide. Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa. Questo è esclusione. Non si può più tollerare il fatto che si getti il cibo, quando c’è gente che soffre la fame. Questo è inequità. Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole. Come conseguenza di questa situazione, grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita. Si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare. Abbiamo dato inizio alla cultura dello “scarto” che, addirittura, viene promossa. Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione, ma di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono “sfruttati” ma rifiuti, “avanzi”» (n. 53).

No alla legge della giungla

In una società dove domina la legge del più forte, che non è altro che la legge della giungla dove il più potente mangia il più debole, dove non esistono regole, ma solo sopraffazione, lotta e competizione, non si cresce in umanità, solidarietà, fraternità. In una società dove domina la brama di profitto e la sete di potere non c’è etica, libertà, responsabilità, spiritualità, ma solo violenza, disprezzo di Dio, del prossimo e anche di se stessi.

Vi è una stretta relazione tra le scelte personali e la crisi della giustizia a livello planetario. Infatti le scelte personali incidono sulla comunità sociale. Un errato modo di vivere non solo svuota di significato l’esistenza personale, ma crea ingiustizia a tutti i livelli. Pertanto è necessario migliorare il proprio stile di vita, modificando quegli atteggiamenti che sono all’origine di comportamenti sbagliati. In altri termini si tratta di imparare a servire il prossimo invece di usarlo e sfruttarlo per il proprio tornaconto. Ogni persona è chiamata a rispettare la dignità di tutti gli esseri umani, in particolare di coloro che vivono ai margini della società o ne sono scartati.

 

Salvatore Cipressa insegna Teologia morale presso l’Istituto superiore di scienze religiose metropolitano “don Tonino Bello “ di Lecce. 

 

Commenti

  • 25/01/2026 P. F.

    Una realtà, purtroppo vera, della realtà di questi tempi.

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