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Il posto dei bambini

Il messaggio dei vescovi italiani per la Giornata della vita: prima i bambini

«Tanti bambini fin dall’inizio sono rifiutati, abbandonati, derubati della loro infanzia e del loro futuro. […] Che ne facciamo delle solenni dichiarazioni dei diritti dell’uomo e dei diritti del bambino, se poi puniamo i bambini per gli errori degli adulti?».

La domanda, per nulla retorica, proposta dieci anni fa da papa Francesco in Amoris laetitia (n. 166) fa da sfondo al Messaggio della Conferenza episcopale italiana per la 48a Giornata per la vita, sul tema «Prima i bambini».

Prima i bambini

Il testo sviluppa un’efficace riflessione che, a partire dalla singolare attenzione di Gesù per i piccoli attestata nei Vangeli, invita a una «vera conversione» ecclesiale e sociale, «per coltivare il senso di un autentico primato dei diritti dei bambini sugli interessi e le ideologie degli adulti».

Il primo atto è rappresentato dal richiamare molteplici storie, in cui le vite dei bambini sono «asservite agli interessi dei grandi».

Come in una lunga sequenza di immagini apparentemente casuali, ma drammaticamente reali, sono richiamati i destini dei bambini negli scenari di guerra, di quelli precocemente avviati al lavoro e privati della loro infanzia, di quanti sono coinvolti forzosamente nelle dinamiche migratorie o vittime di interessi da parte di coloro che speculano sulle loro vite. Piaghe sociali avvicinate a realtà che si consumano dentro le nostre case: gli abusi e le violenze sui minori, i drammi dei bambini a cui è impedito di nascere, le delicate situazioni dei figli coinvolti nei casi di divorzio dei genitori.

Che ne è del «superiore interesse del bambino»?

Queste e altre situazioni richiamate nel Messaggio sembrano mettere in discussione l’espressione della «migliore cultura giuridica», che fa del «superiore interesse del bambino» il criterio per una protezione sociale e tutela dei minori e delle loro famiglie «in modo che possano crescere quanto più liberi e felici». Piuttosto sembrano moltiplicarsi situazioni in cui «l’interesse che prevale è quello dell’adulto, cioè del più forte, del più ricco, del più istruito, che può decidere anche della vita altrui e che è anche capace di mascherare il proprio egoismo dietro parole “politicamente corrette” e falsamente altruiste».

La dinamica della conversione, suggerita dai vescovi italiani, prende forma da un doppio movimento. Quello del «ritorno» a una cultura generativa per trasmettere il bene e la gioia della vita, che oggi si trova in difficoltà non solo per il calo demografico, peraltro pesante, ma anche per difetto di passione e di attenzione nei confronti dei minori.

Ritornare ai piccoli

Si rende necessario un autentico ascolto della loro voce, con una reale disponibilità da parte degli adulti a lasciar esprimere i piccoli e chiedere loro – «una volta tanto – come vorrebbero che andassero le cose».

Un’originale indicazione, questa, posta al termine del Messaggio, per non accontentarsi solo di enfatiche affermazioni dei diritti dell’infanzia, e che può rappresentare un passo di qualità nella vita sociale.

Il «ritorno» inoltre si giova, come singolari «battistrada», delle molteplici e generose forze delle famiglie e delle associazioni che, sul versante sia ecclesiale che civile, prendono in seria considerazione la condizione del bambino e sviluppano pratiche «per custodire i bambini, attraverso azioni di tutela e accoglienza delle maternità difficili e di protezione nelle situazioni di violenza» e nell’ambito dell’educazione.

Queste esperienze e azioni civili possono rappresentare un’indicazione di percorso per un più ampio coinvolgimento sociale, in grado di promuovere uno stile di vita «a misura del bambino» e non modellato sugli egoismi degli adulti: per quel «cambiamento» auspicato dai vescovi come secondo atteggiamento di una «vera conversione».

Dare spazio

La riflessione chiama in causa le comunità cristiane, perché alle prime parole rivolte al bambino nel rito del battesimo, che affermano solennemente la disponibilità e la gioia del suo essere accolto nella Chiesa, «deve seguire una reale dedizione di tempi, spazi, risorse alle esigenze dei piccoli e delle loro famiglie».

Non ci può essere una severa, quanto necessaria, analisi critica delle molteplici offese ai minori senza la disponibilità ad allestire uno spazio ecclesiale di accoglienza, in cui non si affermano e reclamano diritti, ma nella semplicità e nella verità si vive l’affetto e la cura che permette di apprezzare ogni vita e permetterne la sua crescita.

 

Pier Davide Guenzi, teologo e docente di Teologia morale al Pontificio istituto Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia, è presidente dell'Associazione teologica italiana per lo studio della morale.

 

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