Giustizia internazionale
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Antisemitismo è una parola, tutto sommato, recente, moderna. Nasce nel 1879 inventata da un giornalista tedesco, Wilhelm Marr, che la usa nel suo pamphlet La vittoria del giudaismo sul germanesimo (Der Sieg des Judenthums über das Germanenthum). La sua caratteristica è quella d’andare oltre l’idea di «giudaismo», che aveva un connotato prettamente religioso, per connettersi alle nuove tendenze pseudoscientifiche del social-darwinismo, che cercava d’applicare ai fenomeni sociali le idee di lotta per l’esistenza, travisando in maniera organicista le idee espresse da Charles Darwin sulla selezione naturale.
Il volume Proteggi le mie parole (a cura di S. Bondarenko e G. De Florio, edizioni E/O, Milano 2022) raccoglie 25 «ultime dichiarazioni» di russi e russe perseguitate dal loro governo. In Russia è diritto di ogni imputato a processo pronunciare un’ultima dichiarazione – chiamata «ultima parola» – prima che venga emessa la sentenza. Questa lunga tradizione, inaugurata durante i terribili processi degli anni Trenta del XX secolo e diffusasi nel periodo della dissidenza degli anni Sessanta e Settanta, continua ancora oggi.
Il Novecento è contrassegnato da una lista interminabile di violenze di massa, di cui la Shoah è divenuta il simbolo. Una delle maggiori difficoltà è stata quella di dare un nome solo o diversi nomi accettati. Fu nel Tribunale di Norimberga che venne coniato il termine «genocidio». Ne è seguito un ampio dibattito. Gli studi sui «genocidi» si sono interrogati a lungo sulle cause degli stermini di massa, cercando nel nome i fattori identificativi, soprattutto a partire dall’identità culturale delle vittime, il senso e le differenze di quel male, anche nel tentativo di prevenirne di nuovi. In primis ci si è interrogati se quello degli ebrei fosse comparabile ad altri; si sono poi studiati i vari episodi di violenza perpetrati nel secolo XX, e l’analisi quantitativa dei dati ha fatto sì che ne emergessero più chiaramente le dinamiche e le caratteristiche. Dallo sterminio degli herero (Africa) e degli armeni, e dall’«inutile strage» della Prima guerra mondiale – col ruolo attivo che ebbe una gran parte degli intellettuali –, fino alla Rivoluzione d’ottobre – e al giustificazionismo di altri intellettuali – sino al Fascismo e alla svolta di Chruščëv.
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