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Attualità
Attualità, 12/2026, 15/06/2026, pag. 345

Italia - Cammino sinodale: le linee d'orientamento

Maria Elisabetta Gandolfi

A valle del percorso del Cammino sinodale italiano sono giunte (il 10 giugno, con data 31 maggio) le «linee d’orientamento per l’attuazione del Documento di sintesi» intitolate Radicati e costruiti in Cristo. 

A valle del percorso del Cammino sinodale italiano sono giunte (il 10 giugno, con data 31 maggio) le «linee d’orientamento per l’attuazione del Documento di sintesi» intitolate Radicati e costruiti in Cristo. Le ha presentate all’Assemblea della CEI del 25-28 maggio scorsi il card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino, che era stato incaricato dall’Assemblea di novembre «di raccogliere i frutti del Cammino sinodale», assieme a Gherardo Gambelli, arcivescovo di Firenze, Guglielmo Giombanco, vescovo di Patti, Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, Andrea Migliavacca, vescovo di Arezzo-Cortona-San Sepolcro, Michele Tomasi, vescovo di Treviso.

Le linee non sostituiscono «in alcun modo il Documento di sintesi» né si sovrappogono al «discernimento delle Chiese locali», ma sono una chiave di lettura a partire da una prospettiva più generale, che è quella dell’essere radicati e costruiti su Cristo «e saldi nella fede» (Col 2,7). Cosa che non significa «fissità e immobilità», ma è «la condizione di una vita cristiana viva».

Esse forniscono un «denominatore comune» e quattro linee di orientamento.

La prima riguarda «la formazione permanente» alla «fede vissuta, trasmessa e celebrata», cosa che oggi non è più un dato scontato. Una fede che è «inscindibilmente radicata nella testimonianza della carità cristiana». Di qui il ripensamento sulle strutture caritative ma anche dei percorsi d’iniziazione e di «ricominciamento» alla vita cristiana.

La seconda punta alla «vita comunitaria» come superamento dell’individualismo (anche nella fede), senza dimenticare l’idea di «rinnovare la forma delle parrocchie» («comunità di comunità»), da un lato, e di ripensare la presenza della Chiesa sul territorio, dall’altro.

La terza parla della «corresponsabilità differenziata», il che significa rivedere il ruolo dei laici nei vari organismi ecclesiali, riformulare i diversi «ministeri battesimali», liberando la Chiesa da una «forma (…) in cui risulta riconoscibile solo il ministero del sacerdote».

La quarta chiede una revisione delle «strutture»: ad esempio quella delle conferenze episcopali regionali, o quella delle commissioni episcopali, trasformandole in «commissioni ecclesiali», e di tutte quelle che assorbono molte energie ma «sono di ostacolo e tolgono vitalità all’annuncio evangelico».

 

Maria Elisabetta Gandolfi

Tipo Articolo - Inserto
Tema Pastorale - Liturgia - Catechesi
Area EUROPA
Nazioni

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