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Attualità
Attualità, 12/2026, 15/06/2026, pag. 375

Alla radice degli abusi spirituali: il Dio sosia

Carlo Belardi

L’analisi delle violenze sessuali avvenute all’interno della Chiesa cattolica ha allargato sempre più lo sguardo al contesto in cui avvengono. Si è così precisata la categoria più generale di «abuso spirituale» che fa da sottofondo a molte violenze o che può anche esistere in quanto tale. Tale abuso s’innesta sulla sete di Dio e va a colpire soprattutto le persone spiritualmente più ferventi, non necessariamente le più fragili. Di esso occorre dare una lettura non solo psicologica, ma innanzitutto teologica: come scrive Carlo Belardi, si tratta di una forma di idolatria, in cui la guida spirituale non allontana la persona da Dio ma le trasmette un dio-sosia, costruito a propria immagine, rivestito del linguaggio autentico della fede. Tre sono i sintomi riconoscibili di questo falso dio: parla con una sola voce (quella dell’abusatore); esige il segreto e isola la vittima dai legami esterni; non chiede mai che la persona cresca oltre la guida, impedendo ogni emancipazione. Il processo di costruzione del dio-sosia segue fasi precise: idealizzazione, dipendenza esclusiva, manipolazione del sacro, sostituzione della coscienza. Ed è esattamente nella cura di una coscienza formata e libera, «“terra santa” davanti a cui togliersi i sandali», che si può trovare l’antidoto a questa deriva.

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