A
Attualità
Attualità, 18/2022, 15/10/2022, pag. 569

Italia – Baby gang: da grande sarò un mafioso

Paolo Tomassone

Le rapine nelle abitazioni le lasciano ad altri, semmai può scapparci un furto in negozio e, più spesso, qualche borseggio per strada. Spacciano droghe, ma non si lasciano coinvolgere in estorsioni. Però per atti vandalici, bullismo, risse, percosse e disturbo della quiete pubblica stanno diventando i massimi esperti, almeno a sentire il racconto delle forze dell’ordine. Sono gruppi composti mediamente da una decina di ragazzi, per lo più di età compresa tra i 15 e i 17 anni, che solitamente prendono di mira altri giovani tra i 14 e i 18 anni.

La lettura dell'articolo è riservata agli abbonati a Il Regno - attualità e documenti o a Il Regno digitale.
Gli abbonati possono autenticarsi con il proprio codice abbonato. Accedi.

Leggi anche

Attualità, 2022-20

M.C. Rioli, L’archivio Mediterraneo

Documentare le migrazioni contemporanee

Paolo Tomassone

La storia delle migrazioni nel Mediterraneo la si può raccontare attraverso gli archivi istituzionali o le collezioni private o, per arrivare ai nostri giorni, rintracciando i contenuti negli smartphone, nei computer e negli altri dispositivi elettronici.

 

Attualità, 2022-20

Qatar - Mondiali di calcio: il lato oscuro del pallone

Paolo Tomassone

La Coppa del mondo FIFA 2022 che sta per cominciare in Qatar potrebbe essere l’occasione in cui Lionel Messi o Cristiano Ronaldo, due dei più grandi di sempre, coroneranno le loro carriere con medaglie d’oro storiche, così come potrebbe essere il torneo in cui Kylian Mbappé porterà il suo paese al secondo titolo consecutivo. Ma al contrario per tante, troppe, famiglie verrà ricordato come l’annus horribilis della propria esistenza, in cui hanno perso improvvisamente il padre, o il marito o un figlio. Sono oltre 6.500 i morti sul lavoro, in uno dei cantieri più letali del Medio Oriente.

Attualità, 2022-18

I. Dionigi, Benedetta parola

La rivincita del tempo

Paolo Tomassone

Viviamo un’epoca paradossale, perché a fronte della moltiplicazione dei mezzi di comunicazione rischiamo di comprenderci sempre di meno; a fronte della crescita dei problemi, operiamo un impoverimento del linguaggio. C’era un patto tra le parole e le cose, tra i verba e le res, che sembra essersi rotto, per cui le parole «scelgono una sorta di sciagurata autonomia rispetto alle cose». Di qui il «bisogno di una vera e propria ecologia linguistica». Dionigi ripercorre i passaggi che hanno portato al fraintendimento di parole che ritenevamo uniche e inalterabili.