USA - Israele: un piano inaccettabile
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Riprendiamo qui il commento che Giorgio Bernardelli, direttore di Asianews e Mondo e missione, ha pubblicato il 30 marzo scorso – dal titolo «Risolto il “caso” che cosa dice davvero la domenica delle Palme più difficile a Gerusalemme?» (Asianews bit.ly/428Njs8) – all’indomani del divieto dato dalle autorità israeliane al patriarca, card. P. Pizzaballa e al custode di Terra santa, p. F. Ielpo, di entrare nella basilica del Santo Sepolcro per una celebrazione liturgica privata. Dopo le numerosissime proteste giunte da tutto il mondo, il giorno dopo è stato raggiunto un accordo: ai rappresentanti delle Chiese è stata concessa libertà d’accesso ai luoghi di culto nei quali sono stati celebrati i riti pasquali. È in gioco non solo la questione delle leggi dello status quo, ma anche il fatto che Gerusalemme anche in tempo di guerra non può essere schiacciata in una dimensione solo politica.
Uscito da ben 4 elezioni andate a vuoto, Israele s’appresta a varare il più strano dei suoi governi: una coalizione di 8 partiti con posizioni tra loro diversissime, uniti praticamente dalla sola convinzione che sia giunto il momento di far voltare pagina al paese.
Come molti alla vigilia temevano, nemmeno le elezioni del 23 marzo scorso sono riuscite a far uscire Israele dalla crisi politica che dura ormai dal Natale 2018 (cf. Regno-att. 18,2019,526). Era stato ancora una volta Netanyahu a volere le nuove elezioni, mandando a monte dopo appena qualche mese il governo d’unità nazionale formato un anno fa con l’ex generale Benny Gantz, il suo sfidante centrista.
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