A
Attualità
Attualità, 12/2020, 15/06/2020, pag. 367

Africa - Media e pastorale: amo la radio

Enrico Casale

La senti gracchiare ovunque. Nei bar, nei negozi, sui taxi, nelle officine. Persino nei campi. La radio è onnipresente in Africa. A volte sono vecchi apparecchi a transistor. Altre volte sono modelli più tecnologici. In modulazione di frequenza passa di tutto: l’informazione, le funzioni religiose, le sit-com, la formazione professionale, le nozioni basilari sulla salute e, soprattutto, la musica (tanta musica). E tutti, ma proprio tutti, nel continente si sintonizzano e ascoltano.

 

La lettura dell'articolo è riservata agli abbonati a Il Regno - attualità e documenti o a Il Regno digitale.
Gli abbonati possono autenticarsi con il proprio codice abbonato. Accedi.

Leggi anche

Attualità, 2021-14

Africa - Etiopia: gli strascichi

Enrico Casale

Sembrava dovesse essere una guerra lampo. Uno di quei conflitti aspri, ma di pochi giorni. Invece, nonostante il premier Abiy Ahmed abbia annunciato il termine delle ostilità a fine novembre, a circa un mese dall’inizio, le armi non hanno mai smesso di sparare in Tigray, la regione settentrionale dell’Etiopia. Alcuni analisti lo avevano annunciato: la guerriglia sarebbe andata avanti. I membri del Fronte popolare di liberazione del Tigray (TPLF) non avrebbero lasciato facilmente il potere all’odiato governo federale di Addis Abeba.

 

Attualità, 2021-12

Africa – Marocco e Spagna: migranti come arma

Enrico Casale

Un gioco politico sulla pelle dei migranti. È questo il significato dell’«invasione» di 8.000 marocchini, yemeniti e africani a Ceuta nel maggio scorso. I due contendenti ufficiali sono Rabat e Madrid, ma dietro di loro si muovono altri due «giocatori»: Algeria e Fronte Polisario. E il territorio conteso, in realtà, è il Sahara occidentale.

 

Attualità, 2021-10

Somalia - Mons. G. Bertin: le elezioni e il rischio

Enrico Casale

A trent’anni dalla fine del regime di Mohammed Siad Barre, che ha fatto sprofondare la Somalia in uno stato di semianarchia, il paese è immerso in una nuova e profonda crisi politica. Scaduti in autunno i termini per tenere elezioni parlamentari e a febbraio quelli per le elezioni presidenziali, Mogadiscio non riesce a imboccare una strada che porti al voto e al rinnovo delle fragilissime istituzioni nazionali.