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Attualità
Attualità, 12/2019, 15/06/2019, pag. 371

La prospettiva di Francesco: populismo e popolo

Daniele Menozzi

Il richiamo al «popolo» come elemento centrale del discorso pubblico di papa Francesco non è sufficiente a giustificare la qualifica di «populista» attribuita alla sua linea di governo. Il percorso descritto dai suoi interventi e da quelli degli organi della Santa Sede, lungo i sei anni di pontificato, evidenzia dapprima l’influenza esercitata sulla sua visione dalla «teologia del popolo»; mostra poi la consapevolezza del diverso significato che il termine di «populismo» riveste nel contesto latinoamericano e in quello europeo; infine sottolinea la messa a fuoco del populismo come «l’orientamento di governi che, approfittando di una situazione di difficoltà sociale, enfatizzano strumentalmente i caratteri identitari di un popolo, per sostituire al dialogo fra le persone e gli stati fratture, divisioni, guerre». Si tratta dunque di un itinerario complesso, il cui approdo è tuttavia chiaro: il populismo rappresenta un «elemento disgregatore dei valori cristiani della convivenza civile».

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Tra le varie novità che, all’inizio del pontificato di Francesco, hanno colpito gli osservatori vi è stato anche il richiamo al valore esemplare attribuito alla figura di Pietro Favre. Si tratta infatti di un personaggio poco conosciuto. Nato a Villaret in Savoia nel 1506, si reca per gli studi a Parigi. Qui condivide la stanza, al Collège Saint-Barbe, con Ignazio di Loyola e Francesco Saverio, diventando membro del gruppetto che è all’origine della Compagnia di Gesù. Con la morte a Roma nel 1546, il suo ricordo si eclissa dalla comunità ecclesiale.

 

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L’8 dicembre 2020, in occasione del 150o anniversario della proclamazione di san Giuseppe patrono della Chiesa universale, papa Francesco ha pubblicato la lettera apostolica Patris corde con la quale ha indetto un anno giuseppino, per sollecitare i fedeli alla devozione verso una figura biblica in cui il pontefice ravvisa alcuni dei tratti fondamentali che dovrebbero caratterizzare una rinnovata presenza della Chiesa nel mondo contemporaneo. François Boespflug, noto studioso di teologia iconica, si era in precedenza interessato ad alcuni specifici aspetti della rappresentazione del santo. Aveva studiato un quadro, La passeggiata di Gesù con Giuseppe, dipinto da Francisco de Zurbarán attorno al 1630, esposto nella chiesa parigina di Saint Médard e di recente restaurato.