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Attualità
Attualità, 22/2010, 15/12/2010, pag. 777

Italia - Rom: Gli zingari: chi sono, e quanti?

T. Vitale
Una stima numerica degli appartenenti alla minoranza rom è difficile. Molti documenti, anche recentissimi, della Commissione europea e del Consiglio d’Europa riferiscono sempre di circa 15 milioni di persone in tutto il mondo, di cui fra i 10 e i 12 milioni in Europa: il 60-70% nei paesi dell’Est e il 15-20% in Spagna e Francia. I dati comunque sono assai aleatori, non essendo possibile sapere esattamente chi appartiene a questi gruppi.

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«Mentre l’intelligenza umana continuamente si sviluppa in modo organico nel corso della crescita fisica e psicologica della persona ed è plasmata da una miriade di esperienze vissute nella corporeità, l’IA manca della capacità di evolversi in questo senso» (Antiqua et nova, n. 31). I pronunciamenti più recenti del magistero, non ultima l’enciclica Magnifica humanitas, indicano nella corporeità dell’essere razionale la dimensione capace di dare forma a un’esperienza complessa e non riproducibile in un sistema computazionale per quanto potente e capace di «apprendimento». Stimoli sensoriali, risposte emotive, interazioni sociali, empatia, l’esperienza della malattia, della fragilità, della fallibilità come scoperta e custodia del senso di un limite che apre l’esistenza personale alla relazione e alla trascendenza. Uno sguardo alla corporeità umana nelle sue dimensioni – animale, meccanica, relazionale e spirituale – è quanto offrono i contributi qui raccolti, frutto di un seminario organizzato dall’Associazione Nuovo SEFIR.

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T. Vitale
Spesso vengono chiamati «zingari», con un eteronimo forse probabilmente dal nome dell’antica setta eretica degli athìnganoi («intoccabili»), originario del 500 d.C. e con cui, nel XII secolo, vennero chiamate le popolazioni provenienti dall’Asia minore giunte nell’Impero bizantino. Ma non vi è una vera certezza: per altri il termine deriva da «egiziani », con le relative trasformazioni egypsy - gitani - zigani - zingari. Ciò che è importante è che questo eteronimo ha una struttura concettuale a tal punto flessibile da aver permesso, nel corso dei secoli, di includere in una stessa categoria «una varietà abbastanza composita di persone, con diversità culturali anche notevoli, il cui unico tratto comune è consistito, forse, in una stigmatizzazione negativa da parte di chi non si considerava zingaro». Eteronimo, dunque, frutto di un etichettamento, e molto differente dagli autonimi: roma (plurale di rom), manuš, sinti, kale, romanichals con i loro relativi sottogruppi.