Ecumenismo-Bose: spiritualità dell'immagine
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Alla fase critica nel mese di aprile nei rapporti tra l’amministrazione Trump e la Santa Sede circa la guerra in Iran, sono seguite settimane d’assestamento sul piano interno. Il 17 maggio si è tenuto sul National Mall di Washington il «Rededicate 250», un raduno nazionale organizzato dalla Casa Bianca, che ha celebrato il 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza del 1776 riunendo leader governativi, organizzazioni religiose e migliaia di statunitensi per una giornata di preghiera, adorazione e ringraziamento.
Come dovrebbe reagire il Vaticano quando il leader più potente del mondo calpesta le norme democratiche abusando del potere esecutivo, violando i diritti umani fondamentali e mettendo in discussione la legittimità delle libere elezioni?
Come si spiega «l’anomala luna di miele tra un tycoon con (…) un’etica personale non proprio puritana» e il suo elettorato «bianco ed evangelical, tendenzialmente fondamentalista»? In «the Donald» – scrive Paolo Naso – i suoi sostenitori «vedono un leader che non li irride con laica e aristocratica supponenza ma li capisce e accetta di condividerne il linguaggio e l’atteggiamento». L’analisi di Naso conduce il lettore in questa grande galassia di cui ricostruisce la storia e le traiettorie, necessarie per capire gli Stati Uniti di oggi. Questo è l’ambiente in cui si trova a fare i conti anche la Chiesa, per la quale – scrive Massimo Faggioli –, si sta ponendo una «nuova questione cattolica»: non solo per lo scontro tra Trump e Leone XIV, ma per il modificarsi del suo ruolo negli USA e del rapporto tra fede, politica e identità nazionale. A questi interrogativi occorre rispondere plausibilmente anche perché – afferma Valentina Ciciliot – stiamo assistendo alla crescita del numero di persone che si converte al cattolicesimo provenendo specialmente dall’area conservatrice. Il loro arrivo in casa cattolica porta con sè una ricerca identitaria forte e il rischio di derive neofondamentaliste e polarizzanti.
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