Il nazionalismo basco e l'idolatria
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«Mentre l’intelligenza umana continuamente si sviluppa in modo organico nel corso della crescita fisica e psicologica della persona ed è plasmata da una miriade di esperienze vissute nella corporeità, l’IA manca della capacità di evolversi in questo senso» (Antiqua et nova, n. 31). I pronunciamenti più recenti del magistero, non ultima l’enciclica Magnifica humanitas, indicano nella corporeità dell’essere razionale la dimensione capace di dare forma a un’esperienza complessa e non riproducibile in un sistema computazionale per quanto potente e capace di «apprendimento». Stimoli sensoriali, risposte emotive, interazioni sociali, empatia, l’esperienza della malattia, della fragilità, della fallibilità come scoperta e custodia del senso di un limite che apre l’esistenza personale alla relazione e alla trascendenza. Uno sguardo alla corporeità umana nelle sue dimensioni – animale, meccanica, relazionale e spirituale – è quanto offrono i contributi qui raccolti, frutto di un seminario organizzato dall’Associazione Nuovo SEFIR.
Il libro Vivre au risque de l’autre. La Bible contre l’identitarisme (Desclée de Brouwer, Parigi 2025) è l’ultimo lavoro di Anne-Marie Pelletier che vogliamo presentare anche ai lettori italiani. Anne-Marie Pelletier ha insegnato fino al 2022 Sacra Scrittura ed Ermeneutica al Collège des Bernardins e alla Facoltà Loyola di Parigi.
È la trasmissione della fede in un tempo di secolarizzazione il tema del documento pastorale del card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, intitolata La Parola sul cuore. Lettera sulla trasmissione della fede e pubblicata il 21 settembre per l’anno pastorale 2025-2026. Partendo dall’incipit della Prima lettera di Giovanni, il card. Repole constata – di fronte al venir meno di un cristianesimo di popolo – la necessità di «cristiani che annunciano con la testimonianza della loro vita, in tutte le dimensioni della loro esistenza... Solo dei cristiani che si lasciano continuamente immettere nella comunione con Cristo e con i fratelli possono risultare credibili e possono far sì che il Vangelo sia preso in seria considerazione da chi li incontra».
Al tempo stesso a livello comunitario «si rende indispensabile un cambiamento di rotta» nella mentalità e nelle strutture deputate all’annuncio, ancora imperniate nella catechesi ai bambini che continua ad assorbire la gran parte delle energie, indirizzando invece l’attenzione verso i giovani («la pastorale giovanile non può più essere considerata come uno dei tanti ambiti dell’agire ecclesiale»), gli adulti e le persone di altre culture.
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