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Il silenzio di Lazzaro

V domenica di Quaresima Ez 37,12-14; Sal 130 (129); Rm 8,8-11; Gv 11,1-45 Sia nei confronti della donna di Samaria, sia nei confronti del cieco, Gesù mostra una totale attenzione alla persona. Tale attenzione appare ancora nei confronti di una piccola e anomala famiglia di tre: due sorelle e un fratello. Abitano, secondo la tradizione, in un villaggio distante circa 3 km da Gerusalemme, sulle pendici sud-est del Monte degli ulivi, sulla strada per Gerico. Si chiama Al Azariyeh, e come si vede conserva nel nome arabo un ricordo di Lazzaro. Questo piccolo nucleo familiare ha le due donne...

Lasciarsi illuminare

IV domenica di Quaresima 1Sam 16,1.4.6-7.10-13; Sal 23 (22); Ef 5,8-14; Gv 9,1-41 Con Gv 9,1-41 siamo nel contesto della festa di Sukkot, di cui si parla esplicitamente in Gv 7,37s. Questa festa era caratterizzata da due elementi simbolici, l’acqua e la luce. L’ultimo giorno (Šemini ‘aṣeret), in particolare, oltre ai sacrifici e a una solenne processione per invocare la pioggia si faceva la libagione dell’acqua che i sacerdoti avevano attinto con fiale auree alla sorgente di Siloe. La luce invece accompagnava tutti i sette giorni della festa, perché a sera...

Per raggiungere i molti

III domenica di Quaresima Es 17,3-7; Sal 95 (94); Rm 5,1-2.5-8; Gv 4,5-42 «Doveva (edei) perciò attraversare la Samaria» (Gv 4,4), così l’antefatto immediato dell’episodio che domina Gv 4: in realtà Gesù non «doveva», tanto che il latino traduce oportebat. Per andare dalla Giudea alla Galilea tre erano le possibilità: o la strada litoranea, o quella che risaliva il corso del Giordano o quella, appunto, che attraversava la Samaria. Le prime due erano le più battute, erano strade di traffico carovaniero, specie la prima,...

La meta ultima e come raggiungerla

II domenica di Quaresima Gen 12,1-4; Sal 33 (32); 2Tm 1,8-10; Mt 17,1-9 Come il racconto delle tre prove, anche il racconto della trasfigurazione compare in tutti e tre i Sinottici ed è ricordato in 1Pt 1,16-18. Come sempre i tre racconti si differenziano in dettagli peculiari a ciascuno.  Dal canto suo Matteo ne fa un racconto midrashico dell’Esodo, specie Es 24,1ss, a partire dalla precisazione temporale. Ma, come nell’Esodo, compaiono anche il particolare del volto luminoso e della nube ugualmente luminosa. Il racconto è poi segnato da tre piccoli colpi di scena...

Le tre prove e l’Israele fedele

I domenica di Quaresima Gen 2,7-9; 3,1-7; Sal 51 (50); Rm 5,12-19; Mt 4,1-11 Presente in tutti e tre i Sinottici, letto spesso e più spesso malamente citato, il racconto delle tentazioni, o piuttosto delle «prove», assume colore e significato differenti, come sempre succede, a seconda degli interessi del redattore e della Chiesa a cui si rivolge. Matteo premette al ministero di Gesù come prologo interpretativo il racconto del battesimo e delle tentazioni. Tale prologo rivela al lettore chi sia Gesù e quale sia la missione che sta per intraprendere. Il racconto...

Perfetti

VII domenica del tempo ordinario Lv 19,1-2.17-18; Sal 103 (102); 1Cor 3,16-23; Mt 5,38-48 «Se qualcuno ha accecato l’occhio di un uomo libero (āwilum), gli si accecherà l’occhio. Se ha spezzato l’osso di un uomo libero, gli si spezzerà l’osso» (Codice di Hammurabi 196-197): questa è forse la più antica attestazione scritta della legge del taglione. Hammurabi raccoglie leggi civili e penali senza un ordine per noi riconoscibile, ma dividendole in articoli e distinguendo tra uomini liberi e schiavi, donne, sacerdoti e sacerdotesse,...

Parlare nella verità

VI domenica del tempo ordinario Sir 15,16-21; Sal 119 (118); 1Cor 2,6-10; Mt 5,17-37 La lunga pericope di Matteo (5,17-37) che leggiamo nella sesta domenica del tempo ordinario esige un’altrettanto lunga duplice premessa. Si legge di frequente nei commentari che il testo è costruito su una serie di antitesi. Ora: l’antitesi è una figura retorica di carattere logico, che consiste nell’accostamento di due parole o frasi di senso opposto. Nonostante l’avversativo forte (ego de, tradotto «ma io» o «io invece» ai vv 22.28.32.34), le antitesi...

Opere belle

V domenica del tempo ordinario Is 58,7-10; Sal 112 (111); 1Cor 2,1-5; Mt 5,13-16 Con il discorso della montagna Matteo rivolge la sua attenzione, e richiama la nostra, su Gesù come il maestro, al modo di Moše rabbenu, «Mosè, nostro maestro», secondo la formula tradizionale. Ora un autentico maestro non si limita a trasmettere nozioni o un sapere intellettuale. Soprattutto nel mondo antico, l’insegnamento era comunanza di vita con gli allievi e, dal punto di vista peculiare del maestro, trasmissione di un’esperienza di vita e di un modo di raccontarla,...

La luce e la spada

Presentazione del Signore Ml 3,1-4; Sal 24 (23); Eb 2,14-18; Lc 2,22-40 La festa della Presentazione prevede, in apertura di rito, la benedizione delle candele e la processione per andare «incontro al Cristo nella casa di Dio». È la festa dello Hypapante, particolarmente cara alle Chiese d’Oriente, già ricordata da Egeria (fine IV sec.), che vi partecipò nel corso del suo lungo pellegrinaggio ai luoghi venerati: «Il quarantesimo giorno dopo l’Epifania, qui [a Gerusalemme], viene celebrato veramente con grande solennità. In quel giorno...

Il Regno annunciato e presente

III domenica del tempo ordinario A Is 8,23-9,3; Sal 27 (26); 1Cor 1,10-13.17; Mt 4,12-23  Matteo fa iniziare la predicazione di Gesù in Galilea, la «curva» o il «cerchio», secondo l’etimo del nome. Si tratta della regione incuneata tra Samaria e Fenicia, mare Mediterraneo e Giordano. Siamo dunque lontani dalla sacralità di Gerusalemme, dove si consuma il destino dei profeti; siamo in una periferia in cui il clima è del tutto diverso e migliore che non in Giudea: in primavera i prati si ricoprono di fiori e diventano il paesaggio ideale per...