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Documenti, 13/2023, 01/07/2023, pag. 423

Due commiati

Mons. Mario Delpini alle esequie di Silvio Berlusconi; card. Matteo Maria Zuppi al funerale di Flavia Franzoni Prodi

«Faccio mie le parole di papa Francesco: “Sono certo che dopo più di 50 anni di matrimonio saprai raccogliere l’eredità di fede e di fortezza di Flavia, continuando a testimoniare, nel suo vivo ricordo, la bellezza del vincolo di amore che vi ha tenuto uniti, mano nella mano, fino all’ultima passeggiata insieme”». Con questo augurio il card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, ha concluso il 16 giugno 2023 nella chiesa di San Giovanni in Monte a Bologna l’omelia al funerale della prof. Flavia Franzoni, moglie dell’ex presidente del Consiglio e della Commissione europea Romano Prodi, scomparsa per un malore mentre stava percorrendo con il marito e alcuni amici un tratto del Cammino di san Francesco tra Gubbio e Assisi. Due giorni prima, il 14 giugno, l’arcivescovo di Milano Mario Enrico Delpini aveva celebrato nel duomo di Milano le esequie del senatore ed ex premier Silvio Berlusconi, morto all’età di 86 anni: «È stato certo un uomo politico, è stato certo un uomo d’affari, è stato certo un personaggio alla ribalta della notorietà. Ma in questo momento di congedo e di preghiera, che cosa possiamo dire di Silvio Berlusconi? È stato un uomo: un desiderio di vita, un desiderio di amore, un desiderio di gioia. E ora celebriamo il mistero del compimento. Ecco che cosa posso dire di Silvio Berlusconi. È un uomo e ora incontra Dio».

 

Stampa (16.6.2023) da siti web www.chiesadimilano.it e www.chiesadibologna.it.

Ecco l’uomo
Mons. Mario Delpini
1. Vivere

Vivere e amare la vita. Vivere e desiderare una vita piena. Vivere e desiderare che la vita sia buona, bella per sé e per le persone care. Vivere e intendere la vita come un’occasione per mettere a frutto i talenti ricevuti. Vivere e accettare le sfide della vita. Vivere e attraversare i momenti difficili della vita. Vivere e resistere e non lasciarsi abbattere dalle sconfitte e credere che c’è sempre una speranza di vittoria, di riscatto, di vita. Vivere e desiderare una vita che non finisce e avere coraggio e avere fiducia e credere che ci sia sempre una via d’uscita anche dalla valle più oscura. Vivere e non sottrarsi alle sfide, ai contrasti, agli insulti, alle critiche, e continuare a sorridere, a sfidare, a contrastare, a ridere degli insulti. Vivere e sentire le forze esaurirsi, vivere e soffrire il declino e continuare a sorridere, a provare, a tentare una via per vivere ancora.

Ecco che cosa si può dire di un uomo: un desiderio di vita, che trova in Dio il suo giudizio e il suo compimento.

2. Amare ed essere amato

Amare e desiderare di essere amato. Amare e cercare l’amore, come una promessa di vita, come una storia complicata, come una fedeltà compromessa. Desiderare di essere amato e temere che l’amore possa essere solo una concessione, un’accondiscendenza, una passione tempestosa e precaria. Amare e desiderare di essere amato per sempre e provare le delusioni dell’amore e sperare che ci possa essere una via per un amore più alto, più forte, più grande.

Amare e percorrere le vie della dedizione. Amare e sperare. Amare e affidarsi. Amare e arrendersi. Ecco che cosa si può dire dell’uomo: un desiderio di amore, che trova in Dio il suo giudizio e il suo compimento.

3. Essere contento

Essere contento e amare le feste. Godere il bello della vita. Essere contento senza troppi pensieri e senza troppe inquietudini. Essere contento degli amici di una vita. Essere contento delle imprese che danno soddisfazione. Essere contento e desiderare che siano contenti anche gli altri. Essere contento di sé e stupirsi che gli altri non siano contenti. Essere contento delle cose buone, dei momenti belli, degli applausi della gente, degli elogi dei sostenitori. Godere della compagnia. Essere contento delle cose minime che fanno sorridere, del gesto simpatico, del risultato gratificante. Essere contento e sperimentare che la gioia è precaria. Essere contento e sentire l’insinuarsi di una minaccia oscura che ricopre di grigiore le cose che rendono contenti. Essere contento e sentirsi smarriti di fronte all’irrimediabile esaurirsi della gioia.

Ecco che cosa si può dire dell’uomo: un desiderio di gioia, che trova in Dio il suo giudizio e il suo compimento

4. Cerco l’uomo

Quando un uomo è un uomo d’affari, allora cerca di fare affari. Ha quindi clienti e concorrenti. Ha momenti di successo e momenti di insuccesso. Si arrischia in imprese spericolate. Guarda ai numeri a non ai criteri. Deve fare affari. Non può fidarsi troppo degli altri e sa che gli altri non si fidano troppo di lui. È un uomo d’affari e deve fare affari.

Quando un uomo è un uomo politico, allora cerca di vincere. Ha sostenitori e oppositori. C’è chi lo esalta e chi non può sopportarlo. Un uomo politico è sempre un uomo di parte.

Quando un uomo è un personaggio, allora è sempre in scena. Ha ammiratori e detrattori. Ha chi lo applaude e chi lo detesta.

Silvio Berlusconi è stato certo un uomo politico, è stato certo un uomo d’affari, è stato certo un personaggio alla ribalta della notorietà.

Ma in questo momento di congedo e di preghiera, che cosa possiamo dire di Silvio Berlusconi? È stato un uomo: un desiderio di vita, un desiderio di amore, un desiderio di gioia. E ora celebriamo il mistero del compimento.

Ecco che cosa posso dire di Silvio Berlusconi. È un uomo e ora incontra Dio.

Milano, 14 giugno 2023.

≅ Mario Delpini,

arcivescovo di Milano

Un legame che unisce
Card. Matteo Zuppi

«Mentre trascorre la vita solo tu non sei mai. Santa Maria del cammino sempre sarà con te». Un cammino. Non possiamo stare fermi, altrimenti la vita ci cammina davanti e la perdiamo. In questa casa, la sua parrocchia, con la sua comunità, dove si capisce che la Chiesa è una casa e che contiene i nostri fratelli e sorelle del cielo, accompagniamo Flavia con affetto, incredulità, dolore ma anche tanta consolazione e speranza. Cammina.

Riprende il suo cammino bruscamente interrotto e insieme a san Francesco, che la attendeva sulla terra e la accoglie in cielo, insieme ai suoi cari, ultima la mamma Paola, il piccolo grande Matteo, ai tanti, ai quali la sua vita è legata, giunge dove termina la via degli uomini, che non è mai un cerchio che si chiude su sé stesso ma un cammino che giunge alla sua meta: la casa del cielo. È un legame che ci unisce e che nessuno può spezzare, perché un legame di amore. E solo un legame e un legame di amore vero ci rende liberi, autonomi non perché individualisti ma persone e insieme. Insieme, tanto che si entra in simbiosi, si assomigliano persino le calligrafie, ma diversi perché insieme è la garanzia della diversità. E l’amore è concreto, non è mai solo spirituale. Prende tutta l’anima ma anche tutto il corpo e tutta la mente.

Un legame, il giogo dolce e leggero di cui parla il Vangelo. È un legame abbondantemente d’oro che ha legato Flavia a Romano e viceversa, legame dove si confonde la metà dell’uno e dell’altra, eppure dove ognuno era se stesso proprio perché insieme, dove si impara insieme, dove lo sguardo univa sempre, tanto che spesso sembrava che lei non ci fosse ma c’era, invece. Legame dove tutti diventano belli perché pieni di amore, ma legame che richiede quel trucco, come dice Romano, fondamentale che è la manutenzione. Ha funzionato. Fino alla fine e adesso si trasforma, la manutenzione, che è sempre necessaria e possibile! Il legame dei nostri legami, che li genera e li mantiene più di tutti, è quello con Gesù, vero compagno della nostra e della vostra vita, che è stato in mezzo a voi, dentro di voi, davanti a voi.

È legame di amore che unisce Flavia a Giorgio e Antonio, alle loro famiglie, ad Alessandro, alla grande – non dico quanto le stelle del cielo, ma quasi – famiglia Prodi (fratelli, sorelle, zii, nonni e cugini di ogni ordine e grado). È legame che unisce alle sue e ai suoi nipoti, Chiara, Benedetta, Maddalena, Davide, Giacomo e Tommaso che, con curiosità, rispettoso e profondo affetto, con cui tutti ricordiamo, Flavia contemplava e ascoltava con tanto intelligente e libero cuore insieme ai loro amici.

Una grande nonna. Insomma è il legame di amore che ci aiuta a capire quel giogo dolce e leggero di Gesù, legame di amore che rende pieni i nostri, al di là di noi, che unisce terra e cielo, presenti anche quando il male sembra spezzarlo e rende amara e atroce l’assenza. È il legame che vince la nostra solitudine, ogni solitudine, perché niente ci può separare da Gesù e da quanti vivono con lui.

Oggi è la festa del Sacro Cuore. Ci aiuta a meditare sul cuore di Gesù: chi ama, come ama, a chi si lega, dove metteva il suo cuore. Il cuore è il centro dell’organismo, delicatissimo in realtà, sempre, che contiene il soffio della nostra vita – davvero un soffio – e che ha e richiede i suoi tempi che bisogna conoscere e rispettare. Il cuore ha i suoi occhi che quando sono aperti fanno vedere tante cose altrimenti invisibili; ha i suoi orecchi che ci fanno capire nel profondo, perché il cuore illumina la mente che non è piena se non è unita al cuore.

Il cuore al centro

Gesù ci aiuta a trovare il cuore. Non è una regola, una morale, lo sappiamo, una legge, fosse la più giusta e convincente. È un amore che richiede amore. «Se mi si domanda perché sono dolce e buono, devo dire: “Perché sono il servo di uno più buono di me”», diceva fratel Charles. «Dio è amore: chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui» (1Gv 4,16). Ecco cosa non finisce, cosa resta, esigente come è l’amor vero che non si vende e non si compra, che non possiede e per questo possiede tutto, ma anche pienezza della nostra umanità, perché l’amore tutto copre e tutto trasforma. Dio non fa una lezione sull’amore, non lo spiega e non lo interpreta. Ama. E quindi anche soffre, come chi ama qualcuno per davvero.

La devozione del Sacro Cuore è affettiva: ci aiuta a sentire il tanto amore per noi per liberarci dalla paura di amare tanto. Era una devozione legata alla riparazione, cioè aiutare, amando, a riparare quello che il male rompe. Lo vediamo nella povertà, nell’ingiustizia, nella guerra che uccide gli uomini e l’umanità, nel desolante e colpevole abbandono dei profughi in mezzo al mare. Flavia spesso diceva che per ogni strappo c’è un rammendo. E questo come sappiamo richiede pazienza. Ma l’amore ripara e guarisce, anche strappi dolorosi che richiedono rammendi ancora più attenti. Ecco perché Gesù, cuore di Dio che ci rende umani, ci fa trovare il nostro vero cuore, facendolo funzionare, liberandolo dal volgare e consumista amore per noi stessi e restituendoci al vero amore per noi stessi che è sempre unito all’amore per il prossimo e per Dio.

«Vi darò ristoro»

Gesù invita gli uomini stanchi e oppressi. «Io vi darò ristoro» (Mt 11,28). Conosce la fatica del cammino e non vuole che ci fermiamo oppure che cerchiamo il ristoro in quello che poi ci fa del male o fa male al nostro prossimo. È un invito e una promessa tenera quella di Gesù: «Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita». Un legame, e prendere esempio da lui. Non una lezione, ma un amore mite e umile da vivere insieme. Insieme apre agli altri, non chiude! Com’è stato per Romano e Flavia: insieme e con tanto impegno per il prossimo.

«Ben superiore alle perle è il suo valore. Forza e decoro sono il suo vestito e fiduciosa va incontro all’avvenire. Apre la bocca con saggezza e la sua lingua ha solo insegnamenti di bontà» (Pr 31,10), abbiamo ascoltato. Ecco Flavia, che ha importato tanto da Gesù mite e umile di cuore. Mite lo è sempre stata, con quel radicalismo dolce che era la sua fermezza e che la coinvolgeva intimamente alle vicende del prossimo. Amava i piccoli. Riservata, in un mondo sguaiato, pieno di vanagloria (davvero vana), di penosa esibizione perché riduce l’amore nelle apparenze, Flavia preferiva la sobria e solida vicinanza alla vita vera, partendo dai più fragili, legandosi a loro nella sua ricerca accademica mai chiusa nei corridoi ma facendo dei luoghi dell’umanità le vere aule dove imparare e vivere, da studiare con cuore e intelligenza, con curiosità e interesse, per provare l’urgenza di cambiare e la programmazione per costruire le soluzioni.

Non a caso collaboratrice di tanti progetti, dal Gruppo Abele a Libera, vicina a don Giulio Salmi, don Saverio Aquilano, Aldina Balboni, senza dimenticare don Giacomo Stagni e anche don Gherardi. Anche per questo un punto di riferimento per tanti giovani dell’Università di Bologna, sempre con tanta semplice – cioè senza supponenza alcuna – e infinita generosità. E generosità significa anche passare il proprio sapere senza appropriarsene, consegnarlo agli altri, perché non ne ha mai fatto strumento di potere ma di servizio.

Generosa ma non accomodante. Si schermirebbe a questo punto e mi inviterebbe alla sobrietà! Però è giusto ricordare come con Achille Ardigò e tanti altri scelse una branca della sociologia vicina alle marginalità, che per certi versi verifica e corregge le decisioni degli economisti (certi tagli alla spesa, ad esempio, con conseguenze spesso lasciate a chi viene dopoperché vede il mondo a partire dai poveri e non viceversa), con tanta passione civile per i servizi sanitari e sociali, uniti alla comunità umana, indispensabili perché un servizio sia pubblico e universalistico, con prossimità e cura, con la pazienza di un lavoro all’uncinetto.

Una sua amica ha scritto, con intelligenza, che Flavia riportava ogni cosa al senso profondo delle cose, in politica, nelle relazioni occasionali e in quelle profonde, familiari. Era come se lei avesse la bussola. Ci si può smarrire, senza un orientamento così. Ma anche ritrovare, certo, definitivamente. E questa bussola ci porta nel cuore di Gesù, e vince e vincerà ogni solitudine.

Faccio mie le parole di papa Francesco: «Sono certo che dopo più di 50 anni di matrimonio saprai raccogliere l’eredità di fede e di fortezza di Flavia, continuando a testimoniare, nel suo vivo ricordo, la bellezza del vincolo di amore che vi ha tenuto uniti, mano nella mano, fino all’ultima passeggiata insieme».

Caro Romano, cari tutti: «Mentre trascorre la vita solo tu non sei mai; santa Maria del cammino sempre sarà con te». Ecco, cara Flavia: Dio «ti rialzerà, ti solleverà / su ali d’aquila ti reggerà / sulla brezza dell’alba / ti farà brillar come il sole, / così nelle sue mani vivrai. Dal laccio del cacciatore ti libererà. / Poi ti coprirà con le sue ali / e rifugio troverai».

Prega per noi, stella luminosissima del cielo. Di Dio, dove le stelle risplendono in pieno giorno, luce altissima e intima, legame di amore dal quale nessuno ci può separare.

 

Bologna, 16 giugno 2023.

 

≅ Matteo Maria card. Zuppi,

arcivescovo di Bologna

 

Tipo Documento
Tema Politica Pastorale - Liturgia - Catechesi
Area EUROPA
Nazioni