D
Documenti
Documenti, 1/2012, 01/01/2011, pag. 8

Ero in carcere… Visita pastorale alla Casa circondariale di Rebibbia

Benedetto XVI
«“Ero in carcere e siete venuti a trovarmi” (Mt 25,36). Queste sono le parole del giudizio finale, raccontato dal l’evangelista Matteo, e queste parole del Signore, nelle quali egli si identifica con i detenuti, esprimono in pienezza il senso della mia visita odierna tra voi». La visita pre-natalizia che Benedetto XVI ha compiuto presso il carcere romano di Rebibbia il 18 dicembre, dopo essere stato a pranzo con i poveri nel 2010 e nel 2009, oltre a rispondere al desiderio di portare ai detenuti il messaggio che «Dio vi ama di un amore infinito, e siete sempre figli di Dio», ha inteso anche entrare nell’attualità della penosa situazione nella quale versano oggi gli istituti carcerari italiani: «So che il sovraffollamento e il degrado delle carceri possono rendere ancora più amara la detenzione… È importante che le istituzioni promuovano un’attenta analisi della situazione carceraria oggi, verifichino le strutture, i mezzi, il personale, in modo che i detenuti non scontino mai una “doppia pena”; ed è importante promuovere uno sviluppo del sistema carcerario, che, pur nel rispetto della giustizia, sia sempre più adeguato alle esigenze della persona umana, con il ricorso anche alle pene non detentive o a modalità diverse di detenzione».

La lettura dell'articolo è riservata agli abbonati a Il Regno - attualità e documenti o a Il Regno digitale.
Gli abbonati possono autenticarsi con il proprio codice abbonato. Accedi.

Leggi anche

Documenti, 2019-9

La Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali

Joseph Ratzinger / Benedetto XVI

Joseph Ratzinger / Benedetto XVI

Nel pieno della crisi del 2018-2019 legata alle violenze sessuali commesse da chierici e religiosi su minori, mentre papa Francesco ideava e convocava il vertice con i presidenti di tutte le conferenze episcopali (21-24.2.2019; Regno-doc. 5,2019,133; Regno-att. 6,2019,131), anche il card. Joseph Ratzinger ha «messo insieme degli appunti con i quali fornire qualche indicazione che potesse essere di aiuto in questo momento difficile». Questi «appunti», originariamente stesi per la rivista del clero bavarese Klerusblatt, sono stati pubblicati l’11 aprile in diverse lingue (in italiano dal Corriere della sera e dall’agenzia Acistampa) con il titolo La Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali.

Il testo è composto di tre parti: nella prima il papa emerito, come afferma egli stesso nell’introduzione, tenta «molto brevemente di delineare in generale il contesto sociale della questione»; poi esamina le «conseguenze di questa situazione nella formazione e nella vita dei sacerdoti»; e infine sviluppa «alcune prospettive per una giusta risposta da parte della Chiesa». La radice del problema degli abusi, individuata da papa Francesco nel clericalismo radicato nella Chiesa, è invece additata dal card. Ratzinger nella liberazione sessuale nata dalla rivoluzione del 1968.

Documenti, 2018-7

Lettergate

Benedetto XVI, mons. Dario Edoardo Viganò, papa Francesco

Il 12 marzo è stata presentata ufficialmente la nuova collana della Libreria editrice vaticana «La teologia di papa Francesco», curata da Roberto Repole, presidente dell’Associazione teologica italiana. In quell’occasione mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la comunicazione, leggeva un brano di una lettera, definita «privata», inviata dal papa emerito Benedetto XVI. In giornata veniva reso noto solamente il passo nel quale egli definiva «stolto pregiudizio» ritenere papa Francesco «uomo pratico», contrapponendolo a Benedetto stesso «teorico della teologia».

Tuttavia il giallo di una fotografia della lettera, pubblicata sbiancando il resto della missiva, poneva il dubbio che oltre alla parte resa nota e a quella letta nella presentazione di Viganò vi fosse dell’altro. Sotto l’incalzare della polemica dei media, sabato 17 la Segreteria per la comunicazione rendeva noto il testo integrale, nel quale era presente una critica di Benedetto per la scelta di uno degli autori della collana – il teologo tedesco Peter Hünermann – e due giorni dopo mons. Viganò rassegnava le dimissioni, accettate dal papa il 21 «non senza qualche fatica» e nominandolo al nuovo ruolo di «assessore» nel medesimo dicastero.

Documenti, 2014-5

Non c'è il minimo dubbio. Sulla validità della rinuncia

Benedetto XVI
«La Chiesa ha bisogno di voi, della vostra collaborazione e prima ancora della vostra comunione con me e tra di voi». Così papa Francesco nella sua allocuzione, lo scorso 22 febbraio, in occasione del Concistoro ordinario pubblico per la creazione di 19 nuovi cardinali, i primi del suo pontificato. La «santità di un cardinale», ha detto nell’omelia del giorno seguente, consiste in un «supplemento di oblatività gratuita. Pertanto, amiamo coloro che ci sono ostili; benediciamo chi sparla di noi; (…) non aspiriamo a farci valere, ma opponiamo la mitezza alla prepotenza; dimentichiamo le umiliazioni subite». La stessa omelia si è conclusa con un’affermazione che ha trovato ampia eco sui media: «Il cardinale entra nella Chiesa di Roma, fratelli, non entra in una corte. Evitiamo tutti e aiutiamoci a vicenda a evitare abitudini e comportamenti di corte: intrighi, chiacchiere, cordate, favoritismi, preferenze». Il Concistoro si è segnalato anche per la presenza, accanto ai cardinali, del papa emerito Benedetto XVI, che ha inoltre confermato – in una lettera a un noto quotidiano – l’indiscutibile validità della sua storica rinuncia (cf. riquadro a p. 132).