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Attualità
Attualità, 2/2020, 15/01/2020, pag. 63

Smemorati memori di Dio

Fede e preghiera in terra d’Alzheimer

Luigi Accattoli

La partenza all’antivigilia di Natale di padre Giancarlo Politi del PIME mi spinge a narrare un pugno di storie di smemorati a volte memori di Dio, raccolte nei mesi. Tra tutti padre Politi è quello che insegna di più perché è stato un testimone – raro in Italia – di un possibile modo cristiano di vivere l’Alzheimer e di parlarne in pubblico.

 

La partenza all’antivigilia di Natale di padre Giancarlo Politi del PIME mi spinge a narrare un pugno di storie di smemorati a volte memori di Dio, raccolte nei mesi. Tra tutti padre Politi è quello che insegna di più perché è stato un testimone – raro in Italia – di un possibile modo cristiano di vivere l’Alzheimer e di parlarne in pubblico.

Tanti intorno a noi lo vivono con docile dedizione ma pochi, pochissimi a oggi, lo raccontano. Mentre la narrazione sarebbe utile ai malati stessi per incoraggiarli nella loro giornata incerta e bruna. Padre Politi ha avuto l’opportunità della narrazione e io – che l’ho più volte interpellato per il Corriere della sera come esperto di Cina – ho apprezzato l’intervista video che realizzò nel 2017 con Silvia Vitali, direttore dell’Istituto geriatrico Golgi di Abbiategrasso che l’aveva in cura.

Non voglio
sciupare il mistero

«La malattia – trascrivo dal video le parole di Giancarlo – non toglie l’umanità di una persona. Si è padri o madri anche da ammalati. Non piangetevi addosso, dico agli altri malati (…) Di segnali della malattia ne ho avuti molti ma facevo difficoltà a riconoscerli (…) Poi è arrivato un pensiero semplicissimo: “Ora tocca a te guardare la realtà e dare fiducia agli altri”. È nata in me una nuova possibilità di vita, il desiderio di essere presente in un modo diverso (…) È diventato più facile [ora] agganciare un amico, vecchio o nuovo non importa. Una persona che capisce che si può stare insieme in modo sereno, senza problemi».

Così Giancarlo accenna all’aspetto cristiano della sua vicenda: «C’è voluto tempo per accettare la nuova situazione. So che non andrò più a fare chissà cosa. Non mi sento più di apparire durante l’eucaristia, a motivo della mia preoccupazione di non sciupare il mistero nei confronti di chi viene in Chiesa. Spero che la malattia abbia un decorso che mi rispetti fino in fondo, ma non è detto che sarà così. La paura c’è. Però Gesù ci dice che, quando si sceglie di stare con lui, “lo Spirito vi dirà cosa dovete fare”. Lascio a lui la gestione di questa fase».

L’affidamento affermato da un missionario che va perdendo la memoria – padre Politi è stato tanti anni a Hong Kong – mi ricorda altre parole di fede che ho letto nel volumetto intervista di Francesco con Gianni Valente, intitolato Senza di lui non possiamo fare nulla. Essere missionari oggi nel mondo (LEV – San Paolo, Città del Vaticano – Cinisello Balsamo [MI] 2019), dove il papa ricorda i «vecchi missionari che perdono la memoria e non ricordano più niente del bene che hanno fatto: ma non ha importanza, perché invece questo il Signore lo ricorda bene» (83).

Poco dopo l’incontro con le parole di padre Politi ho un ritorno del duro argomento incontrando a Montelupone – borgo delle Marche dirimpettaio della mia Recanati – don Gino Marconi, che mi fu parroco quand’ero ragazzo e che ora ha 92 anni. Per la prima volta non mi riconosce ma parla con buona voce e dice giuste parole.

Sono con un mio fratello, ambedue già suoi aiutanti in parrocchia. Dice il caro don Gino: «Non mi ricordo di voi, ma sono contento che siate venuti a trovarmi. Vi ringrazio. Date aiuto al prossimo, lasciate un buon esempio e Dio vi compenserà. Ringraziamo il Signore che ci ha fatto incontrare in questo mondo e arrivederci in cielo».

Tutto aveva resettato
ma non l’Ave Maria

Un’amica di nome Cinzia Maria ha realizzato un blog italiano e inglese di «ricette mescolate a ricordi» intitolato «Il gusto dei ricordi – the flavor
of memories
» (https://cinziamaria.wordpress.com/).

Il blog vorrebbe essere anche un omaggio alla mamma che ha perso la memoria: «L’unica maniera in cui riesco ancora a “raggiungerla” è attraverso i sapori e gli odori di tutto quanto preparo e che lei mi ha insegnato a cucinare».

Provocato dalla vicenda di padre Politi, dall’incontro con il parroco immemore e dal blog di Cinzia Maria ho chiesto ai visitatori del mio blog di narrare storie simili a queste e ne è venuta una mini antologia che riporto per rapidi spunti.

Una visitatrice romana di nome Claudia narra d’aver assistito per due anni una zia materna: «Tutte le sere recitavamo il Rosario in diretta da Lourdes su TV2000: tutto aveva resettato, ma non l’Ave Maria».

«La mamma è ancora con noi e ancora fa la comunione. Non ricorda chi sono io ma ricorda Gesù. E anche in queste condizioni continua a insegnarmi tantissimo»: così un amico incontrato per via m’aggiorna sulla sua quotidiana milizia.

La Cinzia Maria che ha creato un blog dei sapori è così intervenuta nel mio sito: «L’insegnamento che si riceve dalle persone con demenza senile è immenso. È come se la patologia togliesse loro le sovrastrutture che ci creiamo per sopravvivere e donasse loro la facoltà di pronunciare verità assolute. O, se volete, li rifà bambini. Una mano stretta, un sorriso stanco, un “amen” a fil di voce, danno la cifra dell’essere umano. È difficilissimo per un figlio vedere sparire la memoria di sé da chi lo ha generato, ma le sensazioni e i ricordi che restano – come il ricordo di Gesù, finchè resta almeno il suo nome – possono anche dare una speranza e insegnare che pochissimo altro c’è di importante in questo circo della vita».

Conosco la prova che ti viene da un genitore che non ti riconosce. Negli ultimi tempi la mia mamma, morta a 97 anni, mi raccontava: «Anch’io ho un figlio che fa il giornalista a Roma». Assicurandola che ero io ribatteva irriducibile: «Mi prendi in giro?».

Don Antonio
e la sorella Ricordina

Conducendo questa ricerca sugli smemorati di Dio, ho conosciuto un testo teatrale intitolato Il Vangelo secondo Antonio di cui così parla in un’intervista Dario De Luca che ne è autore, regista e interprete: «Mi hanno raccontato di un sacerdote di un paesino calabrese [nella finzione teatrale è don Antonio] che aveva iniziato a perdere la memoria. A una messa di Pasqua, al momento di dare le particole consacrate ai fedeli, iniziò a mangiarle. Ho pensato di incontrare le persone che hanno conosciuto il sacerdote, che ormai non c’era più. Il personaggio di Ricordina [sorella di don Antonio] rappresenta le persone che si occupano dei malati di Alzheimer, a volte con un amore assoluto, e capita che i malati le chiamino “mamma”. Nonostante la memoria vada via, restano dei punti fermi, come delle riserve d’amore e non si sbaglia. Allora ho pensato che il mio don Antonio a un certo punto sentisse di avere un rapporto particolare con il Signore».

Un’amica che assiste la mamma, avendole io raccontato di questo testo teatrale, mi ha detto: «Infatti la mia genitrice mi chiama mamma. Non si riconosce quando si vede allo specchio ma riconosce il mio gesto d’aiuto come un atto materno».

Alla possibilità che gli smemorati abbiano un loro rapporto con il Signore allude I giorni di Antonia (Áncora, Milano 2002), nel quale Orazio La Rocca e la moglie Marinina Tuccinardi narrano amabilmente l’avventura d’assistere in casa la svagata mamma di lui che «vive di dialoghi continui con l’aldilà» e venendo a sapere che è arrivata la Domenica delle palme «ricomincia ad avere visioni, a raccontare in continuazione episodi della vita di Gesù e dei santi, a spiegare a modo suo i momenti della Passione, a benedire le stanze e scacciare il diavolo» (15 e 103).

A loro si arriva
sulla via dell’amore

In risposta alla richiesta di storie, un visitatore del blog ha narrato – senza dirne il nome – di un vescovo in pensione che oggi non lo riconosce ma è ancora «in buona forma fisica, indossa il clergyman del sacerdote e fino a poco tempo addietro ogni pomeriggio entrava nella cattedrale che fu sua, si siedeva tra i banchi in mezzo a un gruppetto di anziani e avviava il Rosario. Qualche volta incespicava lungo le decine, allora un vicino gli sussurrava qualcosa e lui riprendeva spedito. E faceva impressione vedere una persona fisicamente valida, d’aspetto molto simile a tanto tempo fa, che non era più in grado di articolare alcun discorso compiuto, ma ancora conduceva il Rosario, quasi fosse l’ultima sua facoltà».

Una visitatrice del blog ha narrato dell’assistenza a una sorella più grande «che non parla più e riconosce solo me e i due figli ed è già gran cosa, questa: almeno è ancora qui fra noi. Quando vado a farle visita, in quel pensionato vedo molte altre persone che proprio non ci stanno con la testa, e mi fanno una tenerezza difficile da esprimere.

L’importante credo sia ascoltarle, far vedere che quel che dicono ci interessa, non si perde nel vuoto. E loro ti sono grate. Ce n’è una che va in giro con una bambola che per lei è una figlioletta, e prima di sedersi a mangiare la adagia per benino su un divano e non la perde mai di vista. Un’altra, dopo un discorso disarticolato di cui non si capisce nulla, finisce con un segno di croce e con le parole “Gesù, Giuseppe e Maria, siate la salvezza dell’anima mia”. Queste persone vanno amate nella loro fragilità. Vedo che quando le accarezzo o le bacio sulla fronte, ricambiano con un sorriso o con un bacio sulle mani. Non cerco insegnamenti da loro. So che a loro si può arrivare solo sulla via dell’amore. E poi sarà quel che sarà».

Lo scambio degli sguardi
si fa preghiera condivisa

Seguo l’esempio della mia visitatrice e concludo – provvisoriamente – la mia indagine sugli smemorati di Dio senza cercare in queste storie altro insegnamento se non quello dell’affetto. Anch’io vado a incontrare un fratello più grande che non è del tutto smarrito ma è ormai sordo a ogni parola e l’unica comunicazione è di guardarci negli occhi mentre gli tengo le mani. Poi gli mostro a cenni che sto dicendo il Padre nostro e lo invito a dirlo con me. Non dice le parole ma qualche volta lo scambio degli sguardi arriva alla preghiera condivisa.

 

www.luigiaccattoli.it

Tipo "Io non mi vergogno del Vangelo"
Tema Cultura e società
Area
Nazioni

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