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Attualità
Attualità, 22/2019, 15/12/2019, pag. 666

America Latina - Brasile: violenza legalizzata

Mauro Castagnaro

Negli «ultimi due anni l’atteggiamento dello stato rispetto alle popolazioni indigene è molto cambiato. Ora agisce in modo truculento contro le popolazioni indigene, proponendo una prospettiva integrazionista, secondo cui gli indios si devono integrare nella società per poter esistere, e favorendo chi vuole sfruttarne i territori. Così Roberto Liebgott, coordinatore regionale Sud del Consiglio indigenista missionario (CIMI), ha illustrato il rapporto Violenza contro i popoli indigeni in Brasile 2018, da cui emerge un aumento delle invasioni delle terre indigene da 96 casi a 109 (ma nei primi 9 mesi del 2019 sono già 160) e degli omicidi di nativi da 110 a 135. 

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«Ammalarsi e morire di COVID-19 in America Latina è anche una questione di posizione sociale. La probabilità d’infettarsi non è infatti uguale per l’intera popolazione» (Gabriella Zucchi). Il continente gravemente colpito dalla pandemia ha tassi di mortalità ufficiali elevatissimi con il Brasile secondo solo agli USA, seguito da Perù, Cile, Messico, Colombia… poco o nulla sappiamo invece di chi muore laddove non c’è servizio sanitario, acqua potabile e soprattutto in Amazzonia. Molte voci si sono levate, specialmente di religiosi e religiose impegnati in una fattiva «solidarietà umana nel dolore» – scrive Rafael Luciani nello speciale della CLAR che qui presentiamo. Così come altrove, la pandemia ha squarciato il velo delle disparità e delle contraddizioni: economiche, politiche, sociali, culturali e religiose. Per questo si rivela densa di significato la metafora della Chiesa «ospedale da campo», lanciata da papa Francesco all’inizio del suo pontificato. Essa vale oggi per l’emergenza sanitaria, ma anche per la vita liturgica e spirituale delle comunità – come il Sinodo del 2019 e poi l’esortazione Querida Amazonia hanno sottolineato – e per la vita religiosa che s’interroga sul suo futuro nel continente (Mauro Castagnaro).

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