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Attualità
Attualità, 14/2019, 15/07/2019, pag. 437

Crisi finanziaria - L’Italia 10 anni dopo: il problema è la crescita

Stefania Tomasini

L’Italia si trova oggi «all’uscita faticosa e incerta dalla peggiore recessione della sua storia moderna». Innescata nel 2008 da «una crisi finanziaria di gravità senza precedenti», il bilancio che, a distanza di dieci anni, possiamo trarne è «quasi di guerra»: sia in relazione alla media dei paesi dell’area euro che ai maggiori due, Francia e Germania, «le perdite sopportate dall’economia italiana risultano le più consistenti e persistenti», così che nel nostro paese il «trend di crescita risulta compromesso». La definizione di una strategia di rilancio della crescita può giovarsi di un’analisi ormai condivisa: vi è un divario di produttività all’interno delle nostre imprese e tra l’Italia e gli altri paesi europei, il quale tende a ricomporsi con troppa lentezza e in maniera disomogenea, così che «il sistema produttivo italiano appare sempre più polarizzato». «Problemi strutturali» che richiedono «interventi imprescindibili»: sul «capitale umano», migliorando soprattutto la «qualità del sistema d’istruzione», e sul «capitale fisico, investendo in infrastrutture».

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Il sistema economico davanti alla pandemia

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Nel 2020, a causa della pandemia di COVID-19, si stima che il PIL mondiale diminuirà di 1,6% e quello italiano del 6,5%, cioè in misura superiore anche rispetto ai principali partner europei, sia perché, «essendo stato il primo paese a essere colpito al di fuori della Cina, ha dovuto “sperimentare sul campo” le misure da adottare», sia perché «il supporto della finanza pubblica è inferiore». È questa la previsione alla quale si approda dopo aver analizzato tanto gli effetti diretti della diffusione del virus sull’attività economica quanto quelli indiretti, nonché i provvedimenti già assunti, in particolare in Italia (il decreto «Cura Italia» e il decreto «Liquidità»), a sostegno dei redditi delle famiglie e della liquidità delle imprese, specie di quelle più piccole. Si apre dunque «uno scenario di forte impegno per i conti pubblici di tutti i paesi più direttamente colpiti e del nostro paese in modo particolare». L’Italia dunque potrebbe ritrovarsi «nel 2022 con un PIL più basso rispetto al profilo pre COVID-19 del 4% e con un debito pubblico più elevato di 15 punti percentuali», se mancassero interventi coordinati a livello europeo: non solo e non tanto con la politica monetaria, quanto attraverso lo «strumento prioritario» della politica fiscale. «La natura dello shock, simmetrico ed esogeno, richiama la necessità di una risposta comune».

 

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Per l’Italia il 2017 si è chiuso registrando una crescita del PIL dell’1,5%, uno dei migliori risultati degli ultimi 15 anni, e il 2018 si
preannuncia come un anno di tenuta. Vi è «un miglioramento netto a livello macroeconomico, documentato da tutte le statistiche – scrive Stefania Tomasini di Prometeia –, ma che non è entrato nella percezione quotidiana della maggioranza degli italiani». I risultati delle elezioni parlamentari (cf. in questo numero a p. 193) evidenziano un grado d’insoddisfazione molto elevato su due fronti. Il primo è quello del confronto col passato: non sono state recuperate le perdite subite negli ultimi 10 anni di crisi. Il secondo è quello «dell’ampliamento dei divari che caratterizzano strutturalmente l’Italia, quelli territoriali e quelli nella distribuzione del reddito e della ricchezza: i 10 anni di crisi hanno allargato i solchi e hanno pesato maggiormente su coloro che già erano in una posizione svantaggiata». Il paese è quindi «ferito e diviso».

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Economia - A 10 anni dalla grande recessione: una crisi di modelli

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A che punto è la crisi? A dieci anni dall’avvio della peggiore crisi finanziaria (poi economica e sociale) dell’ultimo secolo, l’Europa e l’Italia fanno i conti con la necessità di trovare un nuovo e più adeguato modello di sviluppo. Offriamo qui un breve bilancio della crisi, con un focus particolare sull’Italia. Mentre l’economia mondiale complessivamente è ripartita ed è cresciuta del 30%, e gli Stati Uniti (all’origine della grande recessione) hanno recuperato e accresciuto il loro PIL (+12% rispetto ai livelli pre-crisi), diversa e disomogenea è la situazione europea: si va dalla Germania a +9%, alla Grecia -26%. Il segno positivo dell’Italia non ha recuperato i livelli di crescita precedenti la crisi e rimane sotto del 7%, zavorrata da un debito che consuma il 5% del PIL per i soli interessi. Soprattutto per il nostro paese s’impone la ricerca di un nuovo modello di crescita. La situazione precedente il 2007 vedeva un modello trainato dagli investimenti in costruzioni e con un apporto rilevante della spesa pubblica. Ai nostri limiti strutturali (l’esperienza precedente non può essere riprodotta) si aggiungono a livello internazionale nuovi fenomeni radicalizzati dall’indebolimento della globalizzazione al ritorno del protezionismo, all’allentamento del libero commercio. Il nostro è un percorso strettissimo anche a fronte di problemi economico-sociali irrisolti (si pensi al Mezzogiorno) e alla permanenza di sacche di povertà o d’impoverimento.