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Documenti, 1/2021, 01/01/2021, pag. 60

La formula del battesimo

Congregazione per la dottrina della fede

Non è valido, e va rifatto, il battesimo amministrato con le parole: «A nome del papà e della mamma, del padrino e della madrina, dei nonni, dei familiari, degli amici, a nome della comunità noi ti battezziamo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo», con una «deliberata modifica della formula sacramentale» introdotta «per sottolineare il valore comunitario del battesimo, per esprimere la partecipazione della famiglia e dei presenti e per evitare l’idea della concentrazione di un potere sacrale nel sacerdote a discapito dei genitori e della comunità».

Lo ha precisato la Congregazione per la dottrina della fede, pubblicando il 6 agosto delle Risposte a quesiti proposti sulla validità del battesimo conferito con la formula «Noi ti battezziamo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo», accompagnate da una Nota dottrinale circa la modifica della formula sacramentale del battesimo.

Infatti, spiega la Nota, «modificare di propria iniziativa la forma celebrativa di un sacramento non costituisce un semplice abuso liturgico, come trasgressione di una norma positiva, ma un vulnus inferto a un tempo alla comunione ecclesiale e alla riconoscibilità dell’azione di Cristo, che nei casi più gravi rende invalido il sacramento stesso».

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Documenti, 2021-1

La moralità di alcuni vaccini

Congregazione per la dottrina della fede

In 6 brevi punti la Congregazione per la dottrina della fede mette a tacere l’area no vax cattolica, che sta cavalcando la questione della derivazione di alcuni vaccini da «linee cellulari provenienti da tessuti ottenuti da due feti abortiti non spontaneamente». La Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-COVID-19, pubblicata il 21 dicembre scorso, sviluppa tre punti. Sul primo, relativo alla «cooperazione al male» di chi sviluppa il vaccino o di chi lo riceve, basandosi su documenti del 2005, del 2008 e del 2017, la Congregazione afferma che è «remota» e il «dovere morale di evitare tale cooperazione materiale passiva non è vincolante se vi è un grave pericolo, come la diffusione, altrimenti incontenibile, di un agente patogeno grave». Evidentemente ciò non legittima neppure indirettamente la «pratica dell’aborto». Un secondo punto chiarisce che quanti «per motivi di coscienza rifiutano i vaccini» devono rispondere anche al dovere morale di non «divenire veicolo di trasmissione dell’agente infettivo» soprattutto per coloro che non possono vaccinarsi «e che sono le persone più vulnerabili». Il terzo è un invito, rivolto alle case farmaceutiche, da un lato a sviluppare vaccini eticamente accettabili da tutti e dall’altro a renderli «accessibili anche ai paesi più poveri e in modo non oneroso per loro. La mancanza di accesso ai vaccini, altrimenti, diverrebbe un altro motivo di discriminazione e di ingiustizia».

Documenti, 2020-19

Samaritanus bonus

Congregazione per la dottrina della fede

Il 22 settembre la Congregazione per la dottrina della fede ha presentato la lettera Samaritanus bonus sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita. Il documento, da lungo atteso, ribadisce la posizione della Chiesa cattolica sul controverso tema del cosiddetto «fine vita», riprendendo in parte quanto già affermato in Iura et bona (1980) e nella Evangelium vitae di Giovanni Paolo II (1995).

Nella conferenza stampa di presentazione è stata ribadita la volontà di offrire un testo di riferimento per le relative legislazioni nel mondo e, nonostante il confronto con un «pensiero laico» sia limitato, emerge chiaramente l’intento di spostare l’attenzione sulla persona sofferente e su come il criterio della vicinanza possa essere la chiave risolutiva. Altro tema in evidenza è quello della «richiesta di senso» e del sentimento di solitudine e abbandono che, spesso, portano all’estrema decisione di eutanasia.

Infine le tematiche non secondarie dell’accanimento terapeutico, nelle sue varie manifestazioni, dell’alimentazione e idratazione nelle fasi terminali della vita e dell’obiezione di coscienza sono affrontate con chiarezza dal punto di vista del giudizio, ma lasciando ampio margine alla discrezionalità operativa. Sulla questione dei sacramenti cf. qui a p. 640.

Documenti, 2020-15

Vademecum sugli abusi sessuali

Congregazione per la dottrina della fede

«Per rispondere alle numerose domande sui passi da seguire nelle cause penali di propria competenza» la Congregazione per la dottrina della fede ha predisposto un Vademecum su alcuni punti di procedura nel trattamento dei casi di abuso sessuale di minori commessi da chierici. Diffuso il 16 luglio, esso «non innova la legislazione in materia», proponendosi solo di «rendere più chiaro» e più omogeneo il percorso da seguire. Vi si dice che la notitia de delicto deve essere presa sul serio anche quando viene «diffusa dai mezzi di comunicazione di massa (ivi compresi i social media)» (n. 10) e persino, pur con cautela, da fonti anonime (n. 11). Si sottolinea che è positivo «che si attivi la comunicazione» tra le autorità ecclesiastiche interessate a una medesima notitia de delicto (n. 22), ovvero si incoraggia la comunicazione tra i nodi della rete ecclesiastica, pur con tutta la prudenza sul come farlo. Non si invita alcun soggetto a tacere, neppure le vittime o i testimoni (n. 30), ma si raccomanda cautela «quando si debbano diffondere pubblici comunicati» durante l’indagine previa (n. 45), rispettando tanto la presunzione d’innocenza dell’accusato quanto la buona fede della presunta vittima. E infine si suggerisce, quanto alla comunicazione delle indagini alle autorità civili, di farlo non solo se lo prevede la legge, ma anche se la vittima è d’accordo o se il tacere crea pregiudizio per lei, «incoraggiando l’esercizio dei suoi doveri e diritti di fronte alle autorità statali».