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Documenti, 19/2016, 01/11/2016, pag. 597

De concordia inter Codices

De concordia inter Codices

Francesco

Con la lettera apostolica De concordia inter Codices, pubblicata il 15 settembre, papa Francesco modifica alcune norme del Codice di diritto canonico (CIC), con lo scopo di renderle più armoniche rispetto alle previsioni del Codice dei canoni delle Chiese orientali (CCEO). «L’obiettivo delle norme introdotte con il presente motu proprio – scrive il pontefice – è quello di raggiungere una disciplina concorde che offra certezza nel modo di agire pastorale nei casi concreti». I due corpi legislativi, pur essendo autonomi, possiedono alcune norme comuni, specialmente per quanto riguarda i rapporti tra soggetti appartenenti rispettivamente alla Chiesa latina e alle Chiese orientali, che se non perfettamente concordi potrebbero portare a difficoltà giuridiche e pastorali. La questione, nota da tempo, si è fatta più urgente negli ultimi anni, a causa della mobilità della popolazione mondiale, che «ha determinato la presenza di un notevole numero di fedeli orientali in territori latini». La lettera si compone di 11 articoli, che vanno a riformare altrettanti canoni del CIC, ed è il frutto del lavoro di una commissione di esperti del Pontificio consiglio per i testi legislativi, che ha deliberato il nuovo testo durante la sua sessione plenaria.

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Il testo si pone in modo peculiare accanto al Documento finale del Sinodo stesso (Regno-doc. 21,2019,648ss). Infatti, afferma il papa, «non svilupperò qui tutte le questioni abbondantemente esposte nel Documento conclusivo. Non intendo né sostituirlo né ripeterlo. Desidero solo offrire un breve quadro di riflessione che incarni nella realtà amazzonica una sintesi di alcune grandi preoccupazioni che ho già manifestato nei miei documenti precedenti, affinché possa aiutare e orientare verso un’armoniosa, creativa e fruttuosa ricezione dell’intero cammino sinodale… Ho preferito non citare tale Documento in questa esortazione, perché invito a leggerlo integralmente». Sulle richieste avanzate dalle Chiese amazzoniche, in particolare riguardo ai ministeri istituiti, non viene per il momento modificata la disciplina generale, ma si indicano alcune vie per «assicurare il ministero sacerdotale» e per sviluppare una cultura ecclesiale «marcatamente laicale».