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Documenti, 17/2016, 01/10/2016, pag. 521

Proseguire il cammino di pace e di sviluppo

Viaggio apostolico in Georgia e Azerbaigian

Francesco

«Dio, e la storia stessa, ci domanderanno se ci siamo spesi oggi per la pace; già ce lo chiedono in modo accorato le giovani generazioni, che sognano un futuro diverso». Il viaggio apostolico compiuto dal papa dal 30 settembre al 2 ottobre in Georgia e Azerbaigian, due paesi della conflittuale regione caucasica, ricambia le visite dei rispettivi presidenti ricevuti in Vaticano nel marzo (Ilham Aliyev, Azerbaigian) e nell’aprile 2015 (Giorgi Margvelashvili, Georgia). È stata l’occasione per la Santa Sede per consolidare i rapporti sia con le autorità politiche, sia con le Chiese ortodosse, sia con le altre comunità religiose, in particolare musulmane, e per contribuire alla pacificazione di un’area cruciale per tutto il Caucaso e per l’intero quadrante geopolitico eurasiatico. Con un ulteriore appello contro la giustificazione religiosa della violenza: «Perché Dio non può essere invocato per interessi di parte e per fini egoistici, non può giustificare alcuna forma di fondamentalismo, imperialismo o colonialismo. Ancora una volta, da questo luogo così significativo, sale il grido accorato: mai più violenza in nome di Dio! Che il suo santo nome sia adorato, non profanato e mercanteggiato dagli odi e dalle contrapposizioni umane».

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Documenti, 2019-21

Nelle piccole Chiese d’Oriente: pace e dialogo

Viaggio apostolico in Thailandia e Giappone (19-26 novembre 2019)

Francesco

Il cuore del 32° viaggio internazionale e 4° in Asia di papa Francesco, che visita la Thailandia e il Giappone dal 19 al 26 novembre, è costituito dal dialogo interreligioso, come affermato da Francesco stesso prima della partenza.

Tuttavia una particolare forza ha assunto, in Giappone, il tema della pace e della necessità di superare la teoria della deterrenza nucleare, nel momento in cui suscita preoccupazione il recente ritiro degli Stati Uniti dal Trattato sulle forze nucleari a medio raggio, firmato nel 1987 da Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov – l’unico accordo vincolante rimasto tra Russia e Stati Uniti a garantire un equilibrio tra i due maggiori arsenali nucleari –. In questo momento a tenere fermo l’obiettivo del disarmo rimane solo il nuovo Start, nel campo della deterrenza strategica, che scadrà tra due anni. «Con convinzione desidero ribadire che l’uso dell’energia atomica per fini di guerra è, oggi più che mai, un crimine, non solo contro l’uomo e la sua dignità, ma contro ogni possibilità di futuro nella nostra casa comune. L’uso dell’energia atomica per fini di guerra è immorale, come allo stesso modo è immorale il possesso delle armi atomiche, come ho già detto due anni fa. Saremo giudicati per questo».

Documenti, 2019-19

L’Amazzonia a Roma

Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per la Regione panamazzonica – Discorsi di apertura e chiusura

Francesco; Card. Cláudio Hummes

La Chiesa in uscita in Amazzonia e i suoi nuovi cammini; il volto amazzonico della Chiesa: inculturazione e interculturalità in ambito missionario-ecclesiale; la ministerialità nella Chiesa in Amazzonia: presbiterato, diaconato, ministeri, ruolo della donna; l’azione della Chiesa nel prendersi cura della casa comune: l’ascolto della Terra e dei poveri; ecologia integrale ambientale, economica, sociale e culturale; la Chiesa amazzonica nella realtà urbana; la questione dell’acqua. Il card. Cláudio Hummes, relatore generale, li ha chiamati «nuclei generativi», ma si tratta del vero e proprio ordine del giorno dell’Assemblea speciale per l’Amazzonia del Sinodo dei vescovi, apertasi a Roma il 6 ottobre 2019 sul tema «Nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale». Prendendo la parola all’inizio della Congregazione generale del 7 ottobre, prima del card. Hummes, papa Francesco ha sintetizzato tale ordine del giorno parlando di quattro dimensioni del Sinodo per l’Amazzonia: «La dimensione pastorale, la dimensione culturale, la dimensione sociale e la dimensione ecologica». Ma di queste, ha sottolineato, l’essenziale è la prima: «Noi cerchiamo di affrontare la realtà dell’Amazzonia con questo cuore pastorale… perché quello che ci preme è l’annuncio del Signore».

Documenti, 2019-19

Aperuit illis

Lettera apostolica motu proprio con la quale viene istituita la Domenica della parola di Dio

Francesco

«La III domenica del tempo ordinario sia dedicata alla celebrazione, riflessione e divulgazione della parola di Dio»: è questa disposizione, concepita in seno al Giubileo straordinario della misericordia, l’oggetto del motu proprio di papa Francesco Aperuit illis, diffuso lo scorso 30 settembre. L’episodio che ha suggerito il titolo, ovvero quello dei discepoli di Emmaus ai quali Gesù «aprì la mente» alla comprensione delle Scritture, non è certo l’unico brano biblico sul quale il documento si fonda; al contrario esso è intessuto di riferimenti al testo sacro: dal libro di Neemia, dove si narra del popolo d’Israele radunato in ascolto della Legge al ritorno dall’esilio, a quello dell’Apocalisse, dove l’evangelista Giovanni «divora» letteralmente la Bibbia, conoscendone la dolcezza e l’amarezza. Quanto al magistero, le fonti principali della neonata «Domenica della parola di Dio» sono indicate nella costituzione conciliare Dei Verbum e nell’esortazione apostolica postsinodale di Benedetto XVI Verbum Domini. Tra le indicazioni concrete per la celebrazione di questa giornata, il documento pone l’intronizzazione del libro sacro durante la messa, la celebrazione del rito del lettorato, la consegna della Bibbia o di un suo libro a tutta l’assemblea: il suo fine infatti è far «crescere nel popolo di Dio la religiosa e assidua familiarità con le sacre Scritture».