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Documenti, 7/2013, 01/04/2013, pag. 202

Nel mio cuore. Le sorprese di Dio (Omelia all’insediamento sulla cathedra romana)

Francesco
Custodia, servizio, unità, amicizia, povertà, pace, periferie, sorprese, misericordia… Insieme a una serie di gesti simbolici ed evocativi, sono alcune parole, semplici ma precise, «come se le domande a cui cerca di dare risposta le avesse presenti da sempre» (cf. Regno-att. 6,2013,121), ad aver caratterizzato i primi interventi pubblici di Francesco dopo che il Conclave lo ha eletto, il 13 marzo 2013, vescovo di Roma e sommo pontefice della Chiesa universale. Ne offriamo qui ampia documentazione, lungo un arco che va dall’omelia alla messa d’inizio del ministero petrino (19 marzo) a quella alla messa d’insediamento sulla cathedra romana, a San Giovanni in Laterano (7 aprile), e dal discorso ai rappresentanti dei media (16 marzo) a quello rivolto al corpo diplomatico (22 marzo). Alcune di queste parole ritornano anche nei punti essenziali dell’intervento che l’ancora card. Bergoglio pronunciò in Congregazione generale, il 7 marzo, e nella breve lettera che Francesco, primo papa gesuita, ha inviato il 16 marzo al confratello preposito generale della Compagnia di Gesù p. Nicolás (cf. riquadri alle pp. 194 e 198).

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Francesco

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In occasione della preghiera straordinaria indetta il 27 marzo per chiedere la fine della pandemia da coronavirus, papa Francesco ha presieduto – in una piazza San Pietro deserta – una liturgia di ascolto della Parola e di adorazione eucaristica, pronunciando l’omelia che qui pubblichiamo. Al termine della celebrazione il papa ha impartito la benedizione Urbi et orbi, con la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria.

«Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta».

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Francesco

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Francesco

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