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Attualità
Attualità, 6/2020, 15/03/2020, pag. 171

Italia - Cinema: ancora Fellini

Sulla parabola del regista e dell’Italia a 100 anni dalla nascita

Luca Miele

Il centenario della nascita del regista, nato a Rimini il 20 gennaio del 1920, è stato accompagnato da una grande messe di studi, lavori critici, riflessioni, approfondimenti. Qui tentiamo un viaggio nel Fellini di carta, quello che è affidato (e si affida) alle parole: le parole di chi lo ha raccontato, mappandone l’arte e l’alfabeto. Ma, anche, le parole pronunciate dello stesso regista, maestro indiscusso nell’arte affabulatoria come in quella cinematografica.

 

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Se, come ci ha insegnato Freud, ogni ritorno (fantasmagorico) è il sintomo di una rimozione (reale), la traccia di qualcosa che è stato scacciato, esorcizzato, espulso, il ritorno affidato al vampiro ci spinge in un territorio scabroso: quello della morte e del nostro rapporto con la morte. L’antropologo Vito Teti, con grande finezza interpretativa, sosta su questo crinale scivoloso, catturando la resistenza alla scomparsa, la tenacia alla sopravvivenza del vampiro. Tramontate le epidemie che flagellarono la fine del Seicento e il Settecento, questa figura mercuriale, ambigua, da sempre presente nella tradizione popolare, si trasferisce, in pieno Ottocento, nella produzione letteraria e artistica. Diventa personaggio. Da allora, non ha mai smesso di abitare le nostre inquietudini.

 

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