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Attualità
Attualità, 14/2020, 15/07/2020, pag. 403

Qohelet – Dopo il COVID-19: astenersi dagli abbracci

Stefania Monti

Credo che la Chiesa latina guardi ancora al Qohelet con un certo imbarazzo: è presente nella Liturgia delle ore, che però non è frequentata da molti, ed è quasi assente dal Lezionario (compare solo nella XXV settimana del tempo ordinario assieme ai Proverbi), come se confrontarsi con le sue domande e le sue affermazioni potesse turbare i credenti.

 

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Chi, sulla scorta dei racconti biblici di vocazione, pensasse alla cosiddetta «chiamata» alla vita monastica negli stessi termini, sarebbe fuori strada. È ben vero che in certe tradizioni si cambia nome al momento di prendere l’abito monastico (in altre, invece, si mantiene il nome di battesimo), ma a questo cambiamento, che potrebbe accomunare il monaco ai grandi personaggi del Primo Testamento, non sono associati gli altri elementi dei racconti di vocazione, come l’incarico per una missione particolare o a un peculiare ruolo nella storia del proprio popolo. Semmai il monaco è una persona che si mette ai margini, «esce dal secolo» per entrare in una dimensione di vita e di tempo totalmente diversi da quelli «mondani».