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Attualità
Attualità, 14/2020, 15/07/2020, pag. 447

Alleanza per Roma

L’azzardo del papa sul dopo-COVID

Luigi Accattoli

Tra i gesti d’aiuto compiuti da Francesco in questi mesi di pandemia, il più inaspettato – a mia veduta – è la creazione di un Fondo per la «dignità del lavoro» affidato alla Caritas di Roma: si tratta di un’iniziativa per disoccupati e non garantiti della diocesi del papa, ma nella quale è trasparente l’intenzione di fornire un modello d’intervento alle Chiese locali. Una provocazione da vescovo ai vescovi, perché non si resti passivi e si esplori il fattibile.

Ma si tratta anche di una mossa problematica, che sconfina sull’amministrativo e sul politico. Un gesto azzardato che – forse – un poco potrà funzionare perché il papa è il papa ma che altrove sarà arduo riproporre. Un gesto tuttavia non isolato sulla via del superamento radicale della povertà, posto quasi a programma nel paragrafo 202 dell’Evangelii gaudium.

Mia esultanza per quell’azzardo ma anche mio timore che non venga capito. Che neanche io lo capisca.

Un Fondo intitolato
a «Gesù divino lavoratore»

L’annuncio è arrivato il 9 giugno, con una lettera di Francesco al cardinale vicario Angelo De Donatis: «Come vescovo di Roma ho deciso di istituire nella diocesi il Fondo “Gesù divino lavoratore”, per richiamare la dignità del lavoro, con uno stanziamento iniziale di un milione di euro alla nostra Caritas diocesana».

Stavolta non sono solo parole, c’è un elemento di concretezza: una donazione in denaro. Con la sua iniziativa il papa intende provocare ad analoghe sottoscrizioni i cittadini e le istituzioni. Queste una prima risposta l’hanno data: tre giorni dopo la pubblicazione della lettera di Francesco, il Fondo è stato presentato alla stampa, il 12 giugno, nella Sala degli imperatori – così si chiama – del Vicariato e, in quell’occasione, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e il sindaco di Roma Virginia Raggi hanno firmato con il cardinale vicario un «protocollo d’intesa» intitolato Alleanza per Roma, con il quale hanno aderito al Fondo donando entrambi – a nome delle istituzioni che presiedono – 500.000 euro.

Per un’informazione completa si può visitare il sito della Caritas romana e da lì passare alla pagina intitolata Alleanza per Roma: https://bit.ly/38wnypa.

Si tratta di un Fondo di sostegno economico pensato per soccorrere le persone provate dalla crisi pandemica, in particolare – come scrive il papa nella lettera al vicario – «coloro che rischiano di rimanere esclusi dalle tutele istituzionali e che hanno bisogno di un sostegno che li accompagni, finché potranno camminare di nuovo autonomamente».

«Mi piace pensare – argomenta ancora Francesco – che possa diventare l’occasione di una vera e propria alleanza per Roma in cui ognuno, per la sua parte, si senta protagonista della rinascita della nostra comunità dopo la crisi (…) Invito quindi tutte le istituzioni e i nostri concittadini a condividere in modo generoso ciò che hanno a disposizione in questo tempo così straordinario e carico di bisogni».

In un tempo straordinario, il papa sollecita a una generosità eccezionale e fa appello anche ai sacerdoti, affinché siano «i primi a contribuire al Fondo» e ne divengano «sostenitori entusiasti».

Invitati a versare
la decima dello stipendio

Questo coinvolgimento degli ecclesiastici nel soccorso ai bisognosi Francesco l’aveva già sollecitato nell’ambiente curiale attraverso l’elemosiniere, il cardinale Konrad Krajewski, che all’inizio della pandemia, vedendo aumentare le richieste d’aiuto, aveva scritto ai colleghi più alti in grado – 250 persone tra cardinali, vescovi, monsignori – chiedendo loro di donare un mese di stipendio per «partecipare alle sofferenze di quanti sono nella prova».

Ma per il lavoro a Roma ci vuol altro che la generosità dei consacrati. L’ha ben capito il cardinale vicario De Donatis non appena si è trovato a gestire il progetto papale, tant’è che il 24 giugno, parlando a un’assemblea diocesana, ha fatto appello a una specie di decima da parte di tutti i praticanti che non sono stati danneggiati dalla pandemia: «Si prospetta un periodo duro, nel quale tante famiglie rischiano di perdere il lavoro! Bisogna creare una mentalità di condivisione che non metta in comune il superfluo, ma parte del necessario: la spesa condivisa, la decima dello stipendio, gli affitti solidali; chi non ha avuto il proprio reddito intaccato dalla crisi, pensi a chi ha perso tutto».

Un appello a contribuire al Fondo è stato rivolto dalla Caritas anche agli imprenditori romani. Secondo una prima stima, questo strumento potrebbe aiutare 1.800 famiglie che hanno bisogno di una spinta per ripartire. Il sostegno ha una durata di 6 mesi per beneficiario e prevede l’erogazione di contributi per superare la fase emergenziale, per tirocini lavorativi, borse lavoro e finanziamenti di microprogetti di autoimprenditorialità.

Possono presentare domanda i disoccupati o coloro che hanno subito una drastica riduzione del lavoro, domiciliati sul territorio della diocesi e del comune di Roma, con un reddito non superiore ai 600 euro mensili, aumentato di 100 euro per ogni convivente. I richiedenti devono manifestare una «chiara volontà a collaborare attivamente per superare la situazione di emergenza». Le candidature dovranno essere presentate nei Centri di ascolto parrocchiali, che a loro volta li invieranno ai 90 presidi territoriali d’ascolto nei quali opereranno 523 volontari.

«È ora di pensare
a un salario universale»

L’idea di andare al soccorso dei colpiti dall’emergenza Francesco l’aveva già espressa con una Lettera ai movimenti popolari inviata il 12 aprile – che era il giorno di Pasqua – con la quale aveva accennato alla necessità di «pensare a un salario universale» per i non garantiti (cf. Regno-doc. 9,2020,259s).

Anche in quell’occasione le sue parole avevano provocato più reazioni di contrasto che di consenso: «È un’espressione ambigua, a chi lo propone, chi lo dovrebbe percepire, si mette a fare concorrenza al “reddito di cittadinanza” dei Cinquestelle». Le spinte al nuovo di Francesco vengono spesso recepite secondo un’ermeneutica intesa alla conservazione del vecchio.

Del dramma sociale del dopo pandemia Bergoglio aveva parlato già prima di Pasqua in un’intervista allo scrittore britannico Austen Ivereigh – suo biografo – pubblicata l’8 aprile dalla rivista The Tablet (cf. Regno-att. 10,2020,319s): «Penso alle mie responsabilità attuali e nel dopo che verrà. Quale sarà, in quel dopo, il mio servizio come vescovo di Roma, come capo della Chiesa? Attraverso il Dicastero per lo sviluppo umano integrale è stata organizzata una commissione che lavora su questo e si riunisce con me».

Anche della «Commissione vaticana COVID-19» – così è stata chiamata – abbiamo un’ampia informazione on-line, stavolta nel sito vaticano: https://bit.ly/3e8LTm5.

In quell’intervista a Ivereigh, Francesco aveva anche accennato a un suo «lavoro piuttosto intenso di presenza, attraverso l’Elemosineria apostolica, per accompagnare le situazioni di fame e di malattia».

L’esplorazione dell’inedito
è nel genio di Bergoglio

Via via, nei mesi della chiusura, si era avuta notizia di atti di beneficenza compiuti dal papa per mano del creativo cardinale Krajewski: dal dono di respiratori e di altre attrezzature mediche a strutture ospedaliere, al soccorso prestato a un gruppo di trans narrato il 27 aprile dal parroco dell’Immacolata a Torvaianica, al potenziamento dell’aiuto ai senzatetto di Roma (cf. anche Regno-att.8,
2020,210).

A un certo punto tutto ciò dev’essergli apparso insufficiente e ha preso questa iniziativa diretta, personale, del Fondo romano. Ha cioè dato seguito alle tante intenzioni di preghiera formulate nelle messe da Santa Marta, sul tono di questa del 1° maggio: «Per i lavoratori, per tutti. Perché a nessuna persona manchi il lavoro e perché tutti siano giustamente pagati e possano godere della dignità del lavoro e della bellezza del riposo». «Alla dignità del lavoro» è intestato il Fondo romano.

Quello del lavoro è un problema sociale prioritario per papa Francesco: il lavoro che manca, il lavoro schiavo, la dignità del lavoro. Insieme ai migranti e alla corruzione, il lavoro costituisce una delle questioni sulle quali torna più spesso.

Francesco probabilmente sarà stato provocato a lanciare questa iniziativa dall’aggiornamento sulla povertà in Italia ricevuto dalla Caritas nazionale il 2 maggio: informava che dall’inizio della pandemia era raddoppiato il numero delle persone che per la prima volta si rivolgevano ai «punti di ascolto».

Per una nuova immaginazione
del possibile

Gesto nuovo – questo del Fondo – e un poco avventuroso, senza precedenti. Nella Chiesa è raro che si faccia qualcosa che non ha precedenti, ma l’esplorazione dell’inedito è nel genio del papa argentino e la pandemia l’ha provocato alla creatività. «Questo è il tempo propizio per trovare il coraggio di una nuova immaginazione del possibile», aveva scritto il 17 aprile in un messaggio alla rivista spagnola Vida Nueva.

C’è da sperare che da un gesto inedito venga una nuova fecondità. Chi accusa Francesco di avanzare proposte utopiche sottovaluta la sua consapevolezza della difficoltà di metterle in pratica. «È vero – ha argomentato in risposta ai suoi critici nel Messaggio per la IV Giornata mondiale dei poveri pubblicato il 13 giugno – la Chiesa non ha soluzioni complessive da proporre, ma offre, con la grazia di Cristo, la sua testimonianza e gesti di condivisione».

Interpreto che anche il Fondo romano per il lavoro lo dovremmo vedere come una testimonianza e un gesto. Un’iniziativa concreta che
è insieme un messaggio. Merita dunque d’essere tenuta d’occhio per
vedere se metterà gemme e fiori e frutti.

 

www.luigiaccattoli.it

Tipo "Io non mi vergogno del Vangelo"
Tema Francesco
Area EUROPA
Nazioni

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