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Attualità
Attualità, 20/2017, pag. 624

Italia - Manlio Simonetti (1926-2017): il patrologo gentile

Fabio Ruggiero

Il 2 novembre scorso si è spento nella sua Roma Manlio Simonetti, uno dei massimi conoscitori in senso assoluto del cristianesimo antico. Nato il 2 maggio 1926, fu allievo alla Sapienza di Ettore Paratore, di cui divenne presto assistente e da cui fu indirizzato allo studio della letteratura cristiana antica.

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Più grande è la carità. Don Olinto Marella beato

Fabio Ruggiero

Chi era «Padre Marella»? Come il suo nome si è legato alla città di Bologna? Perché venne accusato di modernismo? E, soprattutto, sappiamo quanto innovative erano le sue idee pedagogiche e culturali? Il percorso storico che sta dietro alla beatificazione di questo santo della carità secondo la visione paolina è spiegato in queste pagine da Fabio Ruggiero, perito nella causa di beatificazione di don Olinto.

Dalla natale Pellestrina, dove nacque la sua vocazione, passando per gli studi a Roma, fino all’insegnamento a Bologna, l’Olinto noto per il suo pastrano e il cappello teso a chiedere l’elemosina diventa persona di vivace intelletto. «Si batté per il valore della libertà dei figli di Dio e con intima coerenza restò fedele ai doveri del proprio stato sacerdotale, sentendosi fermamente chiamato a esso», nonostante le difficoltà, i contrasti e le amarezze. «Sovente non compreso nella sua portata spirituale e nel suo disegno formativo, anche a motivo di un carattere particolarmente ostinato e finanche orgoglioso, visse sulla propria pelle la complessa storia del rinnovamento culturale del cattolicesimo italiano tra seconda metà dell’Ottocento e iniziali decenni del Novecento, prima di scegliere risolutamente la via dell’amore fraterno verso i più deboli come compimento di un travagliato percorso personale di sacerdote, insegnante ed educatore».

 

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La Lettera a Diogneto oggi: il paradosso del cristiano

Fabio Ruggiero

È opportuno riprendere in mano la cosiddetta Lettera a Diogneto. A più di cinquant’anni dalla sua conclusione vale la pena domandarsi ancora perché il Vaticano II, per compiere «un vero e proprio “balzo in avanti”» nella «missione verso il mondo», decise di ritornare alle fonti: la Scrittura, innanzitutto, e poi la tradizione patristica. Questo breve testo – il cui manoscritto ha subito una rocambolesca vicenda tra acquisti, perdite e ritrovamenti – pone, infatti, un invito «mirabile e paradossale» (F. Ruggiero) al tempo stesso per la vita del cristiano: quello a stare nel mondo ma a non essere del mondo.

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A Diogneto - Storia del manoscritto: una riscoperta avventurosa

Fabio Ruggiero

È nella Costantinopoli degli anni tra il 1435 e il 1437, dunque ormai prossima a cadere nelle mani del sultano ottomano, che vede la luce la storia moderna, e tuttavia storia dai tratti incerti e dai contorni poco illuminati, dell’unico manoscritto (usualmente indicato con la sigla «A», dal nome latino dell’ultima sede in cui è stato custodito, Strasburgo) che ha conservato l’A Diogneto.