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Attualità
Attualità, 14/2017, 15/07/2017, pag. 407

Europa - Elezioni: giovani e populismi

Il voto di Francia e Inghilterra indica che offerta politica ed elettorato giovanile sono la chiave interpretativa

Paolo Segatti

L’esito del referendum sulla Brexit e la vittoria di Donald Trump, il primo presidente statunitense senza alcun tipo di background politico, hanno letteralmente sconvolto l’opinione pubblica europea e mondiale. Sono stati universalmente interpretati come la prova che una ondata populista stesse sommergendo le democrazie per come le conosciamo.

 

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Quando, all’indomani delle elezioni politiche del 2018, definimmo il crollo dei due maggiori schieramenti protagonisti del ventennio 1994-2013 «Il cataclisma e l’apocalisse» (Regno-att. 8,2018,193), intendevamo non solo connotare la vastità traumatica del cambiamento, bensì anche la sua qualità. Quello che è successo poi con le elezioni europee del 2019 ha confermato la portata e la profondità della trasformazione avvenuta. Il collasso del sistema precedente rivelava un orientamento elettorale (ma più ampiamente culturale, sociale e politico) inatteso. La direzione presa dagli italiani era quella di premiare una formazione di «sconosciuti», i 5 Stelle, e una formazione di «marginali», la Lega di Salvini. Entrambe le formazioni sono accomunate dall’uso di retoriche populiste di dubbia garanzia democratica. Il salto nel buio degli italiani è da valutare anche in connessione con il crollo della classe politica precedente.

Scopo di questo dossier è quello di evidenziare il legame tra populismo e crisi della democrazia. Il caso italiano, che non è isolato in Europa, può essere descritto come paradigmatico della crisi della democrazia.

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Paolo Segatti

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Paolo Segatti

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