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Attualità
Attualità, 20/2004, 15/11/2004, pag. 716

Teologia e politica: libertà e collaborazione. Religione, stato e società in Europa

K. Lehmann
La distinzione tra stato e Chiesa e il rispetto dei reciproci ambiti d’autonomia, riemersa anche di recente nella forma di un confronto-scontro tra chi vede in atto una nuova e capovolta «inquisizione» e chi invece difende la laicità della politica come garanzia della libertà di religione, va correttamente impostata all’interno del più ampio rapporto tra religione e società. Al centro di questo nodo è il concetto di stato. Nel Novecento la crisi storico-concettuale della definizione di sovranità statale ne ha portato con sé anche una crisi storico-politica, con un conseguente svigorimento della legittimazione democratica che ha un innegabile riflesso anche sulle relazioni tra continenti. Dall’analisi teologica (card. Lehmann) e da quella filosofico-giuridica (E.W. Böckenförde) qui proposte emerge per le Chiese e le comunità religiose una doppia responsabilità: da un lato sono esse che devono ridare allo stato il suo fondamento valoriale, facendo tesoro e memoria delle esperienze vissute dai singoli e dalle comunità del continente; e dall’altro esse sono chiamate a ripensare il proprio paradigma istituzionale: un annuncio e una dottrina basata su un rapporto di identificazione e consenso interiore non possono essere sostenuti dalla sola ammonizione e dall’obbligo giuridico. Verità e libertà non si escludono reciprocamente nello spazio ecclesiale. Scommettere su una fede contagiosa.

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Documenti, 2011-5

Dialogo e riforma nella Chiesa. Una discussione sul celibato, Memorandum del 1970

L. Berg, A. Deissler, R. Egenter, W.Kasper, K. Lehmann, K. Rahner, J. Ratzinger
Tra pochi mesi Benedetto XVI andrà in Germania, e dal settembre 2010 è stato avviato dai vescovi cattolici tedeschi un «processo di dialogo comunitario e mirato» per affrontare la profonda crisi provocata nella Chiesa (anche) dallo scandalo delle violenze sessuali di preti e religiosi su minori. In questo contesto vanno lette le forti prese di posizione che hanno segnato l’inizio dell’anno: una lettera di otto esponenti di spicco dell’Unione cristiano-democratica (CDU) a favore dell’ordinazione di «viri probati», diffusa il 21 gennaio; il memorandum Chiesa 2011: mettersi in cammino è necessario, sottoscritto da molti docenti di teologia nei paesi di lingua tedesca (Süddeutsche Zeitung 3.2.2011), e la risposta del presidente della Conferenza dei vescovi tedeschi mons. Robert Zollitsch (Welt am Sonntag 20.2.2011). Sull’onda del dibattito la stampa tedesca ha recuperato un altro memorandum sulla questione del celibato, che risale al 1970 e porta la firma, tra le altre, di Joseph Ratzinger.
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Criteri e rischi del dialogo interreligioso. Necessità e verità di un incontro

K. Lehmann
È difficile oggi negare l’importanza delle grandi religioni sulla scena mondiale, e ciò vale sia per chi le accusa della violenza e dell’intolleranza che affliggono le relazioni umane, sia per chi ne sostiene la responsabilità e le potenzialità in ordine a un progresso della convivenza nell’epoca della globalizzazione. Tuttavia il dialogo si scontra con una serie di difficoltà specifiche, che rischiano – se non adeguatamente riconosciute e affrontate – di ridurlo a un incontro del tutto astratto o formale, senza alcuna utilità e autenticità. Il dialogo interreligioso – come chiarisce l’analisi del card. Lehmann – ha una dimensione veritativa, legata a una ricerca comune della verità; una dimensione pratica, orientata a verificare la correttezza delle norme dell’azione; una dimensione affettiva, connessa all’adesione esistenziale di assenso a una religione. È a partire da un atteggiamento di disponibilità e tenendo in considerazione tutti gli aspetti che sarà possibile evitare i rischi dell’inevitabile esposizione, e recuperare e sviluppare la categoria di testimonianza come momento necessario dell’incontro. Come ha detto Giovanni Paolo II, «il dialogo deve continuare».
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Sinodo dei vescovi: Norma normans non normata? La Bibbia nel contesto fondante teologia e magistero

K. Lehmann
La Chiesa è sempre uditrice della Parola. In proposito la Dei Verbum afferma: «La sacra Tradizione e la sacra Scrittura sono tra loro strettamente congiunte e comunicanti. Poiché ambedue scaturiscono dalla stessa divina sorgente, esse formano in certo qual modo una cosa sola e tendono allo stesso fine» (n. 9; EV 1/885). È merito del Vaticano II aver abbandonato la teoria delle due fonti. La nuova visione è oggi attestata sugli esiti recenti dell’esegesi biblica e merita ulteriori approfondimenti, ad esempio sulla radice ebraica della Traditio. Alla vigilia del sinodo dei vescovi sulla Parola, ospitiamo due interventi: quello di Stefani sulla relazione tra Traditio e memoria, e quello del card. Lehmann sulla relazione tra la Tradizione apostolica, quella ecclesiale e il magistero.