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Attualità
Attualità, 8/2003, 15/04/2003, pag. 274

America Latina: vescovi contro il terrorismo

L. L.

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Documenti, 2020-15

Una Conferenza ecclesiale per l’Amazzonia

Consiglio episcopale latinoamericano (CELAM), Rete ecclesiale panamazzonica (REPAM)

«In questi tempi difficili ed eccezionali per l’umanità, mentre la pandemia colpisce con forza la regione panamazzonica e la realtà di violenza, esclusione e morte contro il bioma e i popoli che lo abitano reclama un’urgente quanto imminente conversione integrale, la Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia vuole essere una buona notizia e una risposta opportuna al grido dei poveri e della sorella madre Terra, così come uno strumento efficace per assumere, a partire dal territorio, molte delle proposte nate nell’Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per la regione panamazzonica».

Il 29 giugno 2020 un comunicato congiunto del Consiglio episcopale latinoamericano (CELAM) e della Rete ecclesiale panamazzonica (REPAM) ha annunciato la nascita della «Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia». È il primo frutto concreto del recente Sinodo dei vescovi della regione panamazzonica (6-27.10.2019), che nel Documento finale proponeva la creazione di «un organismo episcopale che promuova la sinodalità tra le Chiese della regione, che aiuti a delineare il volto amazzonico di questa Chiesa». Lo presiederà il card. Claudio Hummes, e all’interno del Comitato esecutivo avrà tre rappresentanti dei popoli originari.

Documenti, 2020-15

Cooperazione per superare la pandemia

Consiglio episcopale latinoamericano (CELAM)

Il 23 agosto, mentre i numeri della pandemia di COVID-19 in America Latina continuano a crescere (oltre 6 milioni di malati a quella data), il Consiglio episcopale latinoamericano (CELAM) ha inviato una Lettera ai leader e governanti dell’America Latina e dei Caraibi intitolata Appello all’integrazione e alla cooperazione regionale per cercare soluzioni di fronte alla crisi del COVID-19.

Il modo per affrontare la tragedia che sta colpendo la regione, secondo i vescovi cattolici, è realizzare «una “patria grande” integrata tra America Latina e Caraibi. Come primo passo ci auguriamo che siano adottate azioni concrete per garantire centri di ricerca, laboratori e produzione di farmaci che riuniscano il meglio della nostra intelligenza scientifica e siano supportati in modo cooperativo dai paesi della regione, per fare insieme ciò che nessuno o pochissimi potrebbero fare separatamente». Le pandemie in realtà sono due, e una di esse è la strutturale situazione di ingiustizia sociale che ha esposto la parte più povera della popolazione al contagio senza aver adeguato accesso alle cure. «Potremmo così affrontare anche le cosiddette malattie invisibili, risultato di condizioni socio-economiche deficitarie e inique, che provocano più morti del COVID-19».

Documenti, 2019-13

Chi è straniero è un altro «noi»

Conferenza episcopale laziale

«Vorremmo invitarvi a una rinnovata presa di coscienza: ogni povero – da qualunque paese, cultura, etnia provenga – è un figlio di Dio. I bambini, i giovani, le famiglie, gli anziani da soccorrere non possono essere distinti in virtù di un “prima” o di un “dopo” sulla base dell’appartenenza nazionale». Con la Lettera di Pentecoste, pubblicata il 6 giugno, i vescovi della Conferenza episcopale laziale prendono nettamente posizione a favore dell’accoglienza degli immigrati, un tema fortemente divisivo in questo momento all’interno della società italiana, e molto presente nella propaganda politica. «Italiani o stranieri – sottolineano –, tutti soffrono allo stesso modo», e respingono l’uso diffuso di «accenti e toni che negano i diritti fondamentali dell’uomo, riconosciuti dagli accordi internazionali e – soprattutto – originati dalla Parola evangelica».

L’appello nasce dalla costatazione che «purtroppo nei mesi trascorsi le tensioni sociali all’interno dei nostri territori, legate alla crescita preoccupante della povertà e delle diseguaglianze, hanno raggiunto livelli preoccupanti». I vescovi del Lazio dichiarano il desiderio di «essere accanto a tutti coloro che vivono in condizioni di povertà», ma mettono in guardia contro «certe affermazioni che appaiono essere “di moda”» e da cui «potrebbero nascere germi d’intolleranza e di razzismo».